Bordo Ring

 lebedev VS gassiev

Lebedev  cerca una conferma nel derby russo dei cruiser

di Matteo  Biancareddu

 

Per una volta, l’evento culminante del weekend pugilistico alle porte non andrà in scena su un ring statunitense né della vecchia Europa, ma si consumerà a Mosca, dove il promoter Aleksey Stashkov proporrà una riunione degna delle migliori serate americane. L’incontro principale, previsto per il pomeriggio italiano di sabato, vedrà il russo Denis Lebedev (29-2-0, 22 KO) difendere il titolo  IBF ma non quello  WBA dei cruiser dall’assalto dell’ambizioso connazionale Murat Gassiev (23-0-0, 17 KO), imbattuto in ventitré match. Sarà una sfida tra il nuovo che avanza e il vecchio che non si rassegna a tramontare, perché il trentasettenne Lebedev è uno dei migliori pugili russi da ormai molti anni, mentre il ventitreenne Gassiev aspira a diventarlo per il decennio a venire.

SCONTRO GENERAZIONALE Non sono pochi quelli che vedono la sfida tra Lebedev e Gassiev come l’occasione ideale per un simbolico passaggio di consegne tra i capifila di due generazioni diverse. Se la scuola pugilistica russa è oggi una delle più competitive al mondo, il merito appartiene alla generazione degli ultratrentenni Lebedev, Kovalev e Povetkin, affrancatasi dal giogo del dilettantismo di Stato post-sovietico per misurarsi con i migliori tra i professionisti. Questi pugili hanno impresso al corso della boxe mondiale una svolta epocale, perché hanno spianato la via – prima proibita – verso l’Europa dell’Est. Non solo: si sono dimostrati competitivi sin da subito, senza patire più del dovuto l’adattamento e la riconversione al professionismo. Tuttavia, i pugili della generazione di Lebedev hanno in comune la colpa, e probabilmente l’annesso rammarico, di essere passati nei pro con troppo ritardo, sacrificando buona parte degli anni migliori alla ragion di Stato. Le nuove leve del pugilato russo, invece, fanno il grande salto in anticipo, così da poter costruire un’ascesa graduale e ponderata. Lebedev, in realtà, è stato un’eccezione alla regola, essendo diventato professionista già nel 2001, a soli ventidue anni; ma è poi rimasto inattivo per ben quattro anni, negandosi così la possibilità di disputare un titolo di sigla prima del 2010, quando contava già trentuno primavere. Il suo primo tentativo iridato coincise con la prima sconfitta da professionista, in realtà molto discussa, rimediata nell’inespugnabile tana del tedesco Marco Huck, che avrebbe poi ignorato la richiesta di una rivincita. Lebedev conquistò il primo titolo di sigla nel 2012, mettendo KO il colombiano Santander Silgado; ma perse la cintura già nella prima difesa, riportando una sconfitta controversa con il panamense Guillermo Jones. Di quel match ricordiamo l’inusitata tenuta ai colpi mostrata dal quarantunenne Jones (un ex superwelter), la raccapricciante enfiagione all’occhio destro riportata da Lebedev e la successiva positività di Jones a un controllo antidoping. Fu programmato un rematch, che tuttavia saltò perché Jones, nel frattempo, era risultato positivo a un altro test antidoping. Lebedev fu quindi confermato campione e difese la cintura WBA per altre quattro volte, aggiungendo il titolo IBF nell’incontro di riunificazione con l’argentino Victor Emilio Ramirez. la cintura  Wba non è  in palio per motivi decisamente  poco sportivi ma che consentiranno a Lebedev di mantenerla anche se dovesse perdere oggi .

ASTRO NASCENTE Che Murat Gassiev sia un esponente del nuovo corso russo si capisce facilmente dalla carriera condotta finora: all’età di ventitré anni, il pugile di Vladikavkaz ha già combattuto ventitré match (tutti vinti, diciassette dei quali per KO) e si accinge a disputare il primo titolo di sigla. Un curriculum da pugile statunitense, più che russo, che rende la misura dei cambiamenti in atto nel sistema della boxe post-sovietica. Gassiev non ha ancora sostenuto una prova realmente impegnativa; ma la sua ultima vittoria, per KO al primo round sullo sventurato Jordan Shimmell, è stata uno spettacolo terrificante. Sul finire del round d’apertura, Gassiev ha portato l’avversario alle corde, ne ha schivato il jab ed è rientrato con un destro seguito da un micidiale gancio sinistro, che ha letteralmente tramortito lo statunitense. Ci sono voluti diversi minuti e l’uso della bombola d’ossigeno per riportare sulla terra il povero Shimmell, che non combatte da allora e forse non lo farà per molto altro tempo. Quel KO, risalente a maggio dell’anno in corso, ha sbaragliato la concorrenza per il titolo di knockout dell’anno, facendo conoscere non solo la potenza che Gassiev nasconde nei guantoni, ma anche i progressi compiuti dal ragazzo negli ultimi anni. Fino a poco tempo fa, il russo sembrava un pugile molto più lento e grezzo di come appaia attualmente, dedito ai colpi larghi e caricati senza distinzione. Oggi, invece, Gassiev doppia i colpi con una velocità maggiore, facendoli partire dalle gambe e con la torsione del tronco, spesso a seguito di una schivata; inoltre, li porta per linee interne piuttosto che con traiettorie circolari, trovando più facilmente un varco nella guardia altrui. Insomma, il giovane russo sembra davvero pronto per spiccare il volo.

ARIA DI BATTAGLIA Le rispettive caratteristiche dei due pugili fanno pensare a un incontro duro e combattuto. Il mancino Lebedev ha dalla sua l’esperienza e una consumata abilità nello scontro a corta distanza, mentre il giovane Gassiev vanta quattordici anni in meno e dodici centimetri in più. E’ probabile che, almeno inizialmente, Lebedev proverà a tenere un ritmo alto e a proporre lo scambio da vicino, ma non è detto che questa condotta sia la migliore con un avversario come Gassiev, abile a incrociare con il gancio sinistro. La nostra opinione è che il campione debba fare un incontro superlativo, quasi perfetto per avere la meglio sullo sfidante. Viceversa, riteniamo che la potenza e l’integrità fisica di Gassiev faranno pendere l’ago della bilancia dalla sua parte.