Bordo Ring

Gassiev batte Lebedev a Mosca 

Il giovane russo conquista  il titolo IBF dei cruiser

di Matteo Biancareddu

 

Ieri sera, a Mosca, il russo Murat Gassiev (24-0-0, 17 KO) si è fregiato del primo titolo di sigla in carriera battendo con merito, ancorché per Split Decision, il connazionale Denis Lebedev (29-3-0, 22 KO). Il match era a tutti gli effetti un confronto generazionale tra un esponente della vecchia guardia e un alfiere della “nouvelle vague”, essendo i due pugili separati da quattordici anni d’età. Alla fine, la vigoria del ventitreenne Gassiev ha prevalso sull’esperienza del trentasettenne Lebedev, che comunque non ha affatto demeritato ed è stato giustamente elogiato dal suo allenatore Freddie Roach. All’angolo opposto, Gassiev è stato diretto da Abel Sanchez, un altro maestro di fama mondiale. La sfida sul ring sottendeva quindi il confronto tra i due allenatori, ed è forse anche per questo che il match è stato così intenso e ben combattuto.

Come accennato all’inizio, Gassiev ha vinto con pieno merito, malgrado il parere opposto di uno dei tre giudici; ma ha tolto a Lebedev uno solo dei suoi due titoli di sigla: quello IBF. L’altro, il titolo WBA, non è stato posto in palio dal campione con il placet dell’ente, che presto chiederà a Lebedev di difenderlo con il vincitore del match tra Yunier Dorticos e Beibut Shumenov. Questa singolare situazione ha permesso alla boxe russa di guadagnare un campione di sigla senza perderne un altro.

Il match, come detto, è stato divertente e duro. Lebedev ha iniziato decisamente meglio, aggiudicandosi le prime due riprese grazie al sapiente uso del jab e alla tecnica migliore nel dentro-fuori. Il campione ha tenuto una condotta affermativa come suo solito, ma ha soprattutto aspettato le mosse dell’avversario per rientrare con esplosive combinazioni a media e corta distanza. Malgrado i dodici centimetri di differenza tra i due pugili, il jab più incisivo e preciso era quello destro del mancino Lebedev, che passava all’interno del braccio sinistro di Gassiev. Questo, almeno, era quanto avveniva nei primi due round. A partire dal terzo, invece, lo sfidante si faceva molto più aggressivo e cominciava ad alzare le frequenze, trovando con maggiore facilità l’angolazione e la distanza giuste per mettere a segno il diretto destro. Anche il jab di Gassiev iniziava a raggiungere il bersaglio passando sulla spalla destra di Lebedev.

La vera svolta, però, si verificava nella quinta ripresa, quando lo sfidante, che aveva iniziato a condurre un assiduo lavoro al corpo già nei due round precedenti, massaggiava il fegato del rivale con tre ganci sinistri consecutivi, l’ultimo dei quali sortiva l’effetto di costringere Lebedev al tappeto. Da quel momento in avanti, il campione non avrebbe più recuperato la piena efficienza fisica, anche perché Gassiev non avrebbe più smesso di martoriare il suo fianco destro. A dirla tutta, Lebedev agevolava l’avversario continuando a girare sulla destra, con l’evidente intento di uscire dalla traiettoria del destro altrui. Così facendo, però, entrava nel radar del gancio sinistro, che Gassiev azionava ogniqualvolta ne avesse l’occasione. Le riprese centrali, fino alla decima, sono state un autentico calvario per Lebedev, che aveva i suoi momenti grazie all’orgoglio, ma senza mai riuscire a dettare legge. La fisicità di Gassiev era dominante, come anche l’efficacia del suo lavoro al corpo. Non c’era round in cui Lebedev, magari dopo qualche reazione apprezzabile, finisse per accusare le mazzate del giovane sfidante.

La decima ripresa andrebbe candidata al riconoscimento di round dell’anno per i contenuti agonistici e i colpi di scena che ha riservato. Le è mancato solo qualche atterramento per raggiungere il massimo livello di drammaticità. Gassiev sbandava per la prima volta nel match su un duro sinistro di Lebedev, che naturalmente insisteva nel tentativo di ottenere un insperato KO. Ciò che ricavava, invece, era l’ennesima bordata al corpo, che nuovamente lo costringeva a installare il pilota automatico per volare lontano dalle grinfie del rivale. Il campione ha perso molti round, quasi tutti, non tanto perché sia risultato inferiore all’avversario per qualità e mole di lavoro, quanto perché i fendenti di Gassiev, su di lui, avevano effetti esponenzialmente più profondi e tangibili di quelli che i suoi colpi – comunque tutt’altro che leggeri – sortivano sul rivale.

Gli ultimi due round sono stati ugualmente avvincenti e combattuti, dopodiché la palla è passata tra le mani dei giudici, due dei quali hanno operato correttamente assegnando la vittoria a Gassiev. Ci piace, inoltre, segnalare l’estrema sportività che ha sempre ispirato il comportamento dei due pugili: Gassiev ha persino applaudito alla lettura del cartellino che premiava Lebedev! L’incoronazione definitiva del giovane campione, comunque, è stata officiata da Freddie Roach, allenatore del pugile sconfitto. Il futuro “hall of famer” ha definito Gassiev “una vera bestia”, e noi siamo d’accordo: il giovane russo è stato davvero impressionante per potenza, solidità e fisicità. Non è da escludere una rivincita, anche se dubitiamo che Lebedev, cui resta il titolo WBA, abbia tanta voglia di incrociare nuovamente i guantoni con uno come Gassiev.