Bordo Ring

 

Il massimo inglese alla seconda difesa del titolo IBF

 

di Matteo Biancareddu

 

Sabato sera, i riflettori della Manchester Arena si accenderanno sull’ennesima riunione organizzata dal promoter Eddie Hearn, che riporta nell’agone del ring il fiore all’occhiello della sua scuderia: l’imbattuto peso massimo Anthony Joshua, detentore del titolo IBF. Il giovane inglese, già medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012, mette in palio la cintura con il texano Eric Molina, pugile assurto di recente agli onori delle cronache dopo una carriera da comprimario. Per Joshua, il match con Molina è la seconda difesa del titolo, conquistato ad aprile a spese di Charles Martin e subito difeso dall’assalto di Dominic Breazeale. Nessuno di questi due incontri è stato una prova realmente impegnativa per il rampante colosso inglese, né dovrebbe esserlo la sfida con Molina, la cui valenza è quella di un allenamento o poco più. Il momento della verità, per Joshua, è già fissato ad aprile 2017, quando finalmente andrà in scena il match con l’ucraino Wladimir Klitschko, inizialmente previsto per lo scorso novembre e poi saltato.

 

UNA CATEGORIA IN SUBBUGLIO La sfida tra Joshua e Klitschko, qualora fosse confermata, metterebbe un po’ d’ordine in una categoria dominata dal caos. L’irrituale e improvviso ritiro dell’inglese Tyson Fury, annunciato in seguito all’ennesimo annullamento della sua rivincita con lo stesso Klitschko, ha sortito l’effetto di una crisi di governo, perché Fury era il campione WBA, WBO e soprattutto lineare della divisione. I suoi titoli sono dunque divenuti vacanti e oggetto di mire altrui, mentre la linearità è stata spezzata. I soli due pugili che possano ripristinarla sono Joshua e Deontay Wilder, detentore del titolo WBC; ma è lecito dubitare che i due si sfideranno a breve, specie se l’inglese dovesse affrontare Klitschko. In ogni caso, passerà del tempo prima che la categoria ritrovi un campione riconoscibile come unico. A meno che, ovviamente, Fury non ci ripensi e torni a rivendicare il trono da cui ha abdicato.

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Al peso  Joshua kg 113,04 - Molina kg 107,7  kg

MATCH DI RODAGGIO L’incontro con Klitschko è, per Joshua, come una vaga sagoma che si profili all’orizzonte: anche ammettendo che si faccia, è ancora troppo distante. Per il momento, il giovane inglese deve pensare a Molina, badando di non sottostimarlo. Il texano gli è nettamente inferiore, tant’è che l’abbiamo presentato come una vittima sacrificale; eppure non è un perditore a comando, ha un temperamento orgoglioso e si è già esibito in prove sorprendenti. Come il suo ultimo match, disputato lo scorso aprile con il blasonato Tomasz Adamek. In quell’occasione, Molina ha stravolto il pronostico avverso centrando un insperato KO al decimo round, quando era in largo svantaggio sui tre cartellini dei giudici. E’ stata quella vittoria a rilanciarlo in quota mondiale, dopo la sconfitta prima del limite rimediata l’anno scorso con Deontay Wilder. In verità, anche il match con il nero dell’Alabama ebbe un riscontro positivo per Molina, che riuscì a scuotere Wilder come nessuno aveva fatto prima. Certo è che il californiano resta un “fringe contender”, uno di quei pugili che possono dare fastidio a molti senza tuttavia poter ambire ad alcun traguardo. In fin dei conti, Molina è lo stesso pugile che finì KO al primo round con Chris Arreola nel 2012: non è, quindi, un uomo che possa impensierire Joshua.

NUOVO LEWIS O NUOVO BRUNO? Il giovane gigante di Watford, alto quasi due metri per circa 110 chili, è l’uomo in cui i britannici ripongono la secolare ambizione di dominare la categoria regina, specie dopo l’uscita di scena del controverso Fury. Gli inglesi stentavano a riconoscersi nel gitano d’origine irlandese, non tanto per la commistione etnica, quanto per i suoi atteggiamenti sregolati e inconsulti. Viceversa, non hanno alcuna riserva verso Joshua, che sperano possa costruire una “legacy” pari a quella del leggendario Lennox Lewis. Volendo tracciare un parallelo con i recenti, gloriosi trascorsi del pugilato britannico nella categoria dei massimi, si può dire che Joshua somigli a Frank Bruno per la popolarità di cui gode, sebbene i suoi tifosi si augurino che, diversamente da Bruno, mantenga appieno le promesse, come fece il mai amato Lennox Lewis (reo di aver scelto la nazionale canadese in luogo di quella britannica per la partecipazione alle Olimpiadi). In ogni caso, sembra quasi inevitabile che Joshua finisca per scrivere la storia contemporanea dei massimi: resta solo da vedere in che modo e misura. Il ragazzo ha doti fisiche non comuni e migliora visibilmente con il passare del tempo, ma deve ancora crescere in personalità e soprattutto in alcuni aspetti tecnici, come la gestione della distanza e l’uso del jab. Non è detto che sia pronto per affrontare un uomo come Klitschko già l’anno prossimo: l’ucraino è verosimilmente sulla china della carriera, ma resta un pugile esperto e di valore, con un passato recente da dominatore incontrastato della categoria. 

Per adesso, comunque, Joshua deve espletare la formalità del match con Molina, in attesa di prove ben più impegnative.