Bordo Ring

Joshua beat Moilina 3r

Match senza storia a Manchester

di Matteo Biancareddu

 

E’ difficile scrivere del match tra i pesi massimi Anthony Joshua (18-0-0, 18 KO) ed Eric Molina (25-4-0, 19 KO), andato in scena ieri sera a Manchester e valevole per il titolo IBF dell’inglese, come di un incontro di boxe, perché in realtà non lo è stato. Il divario tra i due pugili, già noto alla vigilia, si è rivelato molto maggiore del previsto, non tanto per merito di Joshua, quanto per l’atteggiamento rassegnato di Molina. Avevamo presentato lo sfidante come un combattente limitato, sì, ma anche orgoglioso e caparbio, perché tale era stato nei suoi match con Deontay Wilder e Tomasz Adamek. Ma non si è confermato nella sfida di ieri con Joshua, e resta da capire se non l’abbia fatto per difficoltà personali, di natura presumibilmente psicologica, o perché Joshua gli fosse davvero superiore di tanto. E’ probabile che la verità, come spesso accade, stia nel mezzo, anche se resta la curiosità di capire come un pugile in grado di scuotere due volte Wilder e portarlo fino al nono round possa finire gambe all’aria con Joshua dopo tre riprese di stucchevole melina. L’inglese è davvero così forte? Anche più di Wilder? O Molina si è sciolto come neve prima ancora di salire sul ring? Sono quesiti senza una risposta univoca, almeno per ora.


Sul match, come detto, si può scrivere poco. Joshua è salito sul ring con il solito atteggiamento rilassato e si è subito distinto per una condotta affermativa, da cui traspariva chiaramente l’intenzione di chiudere la pratica in breve tempo. Molina ha solo cercato di differire quanto più possibile l’inevitabile epilogo, anche se talvolta sembrava quasi sperare che un veloce KO gli risparmiasse un supplizio troppo lungo. Il linguaggio del corpo era inequivocabile: il texano aveva paura, e lo dimostrava chiaramente ogniqualvolta Joshua lo chiudesse alle corde. In quelle situazioni, lo sfidante sembrava un condannato a morte davanti al plotone d’esecuzione. L’inglese ha sfoggiato un jab efficace e veloci combinazioni a due mani, ma è superfluo rilevare come l’atteggiamento di Molina l’abbia favorito e confortato. Nel terzo round, un bel diretto destro ha spedito il texano al tappeto, apparentemente per il conto totale; invece, Molina si rialzava in un impeto di generosità e muoveva passi incerti verso l’arbitro, manifestando così l’intenzione di continuare a combattere. Ma era ormai chiaro che la sua campagna britannica volgeva alla triste conclusione: una serie di colpi lo mandava quasi oltre le corde e spingeva l’arbitro a decretare un compassionevole KO.

Era lecito aspettarsi qualcosa di meglio da Molina, sebbene chi l’aveva preceduto sul ring con Joshua non fosse incorso in miglior sorte. Resta da verificare dove inizino i meriti dell’inglese e fin dove si spingano, invece, i demeriti dei suoi avversari. Una risposta esauriente a questo interrogativo sarà emessa il 29 aprile 2017, data ufficiale del “big fight” tra Joshua e l’ucraino Wladimir Klitschko, ex campione lineare della categoria. L’annuncio dell’accordo è stato reso subito dopo la vittoria dell’inglese sul derelitto Molina. Sarà un vero esame di laurea per il campione IBF, che tuttavia sembra pronto per sostenere una prova così impegnativa. E sarà, soprattutto, un match importante per l’intera categoria dei massimi, le cui gerarchie si ricomporranno dopo lo sfacelo causato dal ritiro di Tyson Fury.