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In questo numero:  Cotto vs Foreman un altro match da grande pubblico- Mini serie su Tiberio Mitri partita male- Il fenomeno “macho-man- Tutto quello che non sapete di Emile Griffith-  Incatenata ad una Cordio- Sorridiamo con le vergognose freddure di Gennarino  
 

Con buona pace di chi sostiene che la boxe è in crisi e che non ci sono fuoriclasse degni di quelli del passato, la sfida tra il campione del mondo dei pesi superwelter Wba Yuri Foreman e Miguel Angel Cotto sarà organizzata allo Yankee Stadium di New York il prossimo 5 giugno. Per l’occasione, la capienza dello stadio sarà tra i 30mila e i 35mila posti. E’ dall’8 settembre 1976, quando Muhammad Ali sconfisse Ken Norton, che lo Yankee Stadium non ospita la boxe. Cosa ha convinto il promoter Bob Arum e i dirigenti dei New York Yankees a riprovarci? L’enorme popolarità di Miguel Angel Cotto. Per capire quanto sia amato, basta il riscontro di pubblico dei suoi ultimi cinque incontri al Madison Square Garden:

· 14mila spettatori, il 10 giugno 2006, per la vittoria ai punti su Paul Malignaggi.
· 20mila, il 9 giugno 2007 per la vittoria su Zab Judah (ko tecnico all’11° round).
· 17mila, il 10 novembre 2007, per la vittoria ai punti su Shane Mosley.
· 11mila, il 21 febbraio 2009, per la vittoria su Michael Jennings (ko tecnico al 5° round)
· 18mila, il 13 giugno 2009, per la vittoria ai punti su Joshua Clottey

 Tirando le somme, Miguel Angel Cotto ha venduto 80mila biglietti con cinque combattimenti. Un pugile come lui, è il sogno di ogni organizzatore. Nato a Caguas, Puerto Rico, il 29 ottobre 1980, alto 170 cm, Miguel Angel Cotto ha sostenuto 36 incontri: 34 vinti (27 per knock out) e 2 persi. E’ diventato campione mondiale dei superleggeri Wbo e dei welter Wba/Wbo. Agli americani piace perchè sul ring si trasforma in un guerriero, che tira centinaia di pugni curandosi poco della difesa e si rialza quando finisce al tappeto.  Come molti altri guerrieri, nella vita quotidiana Miguel Angel Cotto è molto educato e parla a bassa voce. Quando parla al microfono, si nota che non si sente a suo agio di fronte alla telecamera. Infatti, dice poche parole tenendo gli occhi bassi. La storia dimostra che i pugili più pericolosi sono quelli che parlano poco. Non hanno bisogno di fare scena, perchè sono consapevoli della potenza dei loro pugni.

Anche Yuri Foreman è molto popolare. Non solo per la sua bravura sul ring, ma per la sua origine. E’ nato in Bielorussia il 5 agosto 1980 (all’epoca la Bielorussia faceva parte dell’Unione Sovietica) da una famiglia ebrea, ha vissuto in Israele ottenendone la cittadinanza ed è diventato un idolo per gli ebrei che abitano a New York (circa un milione). Quando ha battuto Daniel Santos per il titolo dei superwelter Wba, la notizia ha fatto il giro del globo perchè Yuri Foreman è stato il primo israeliano a vincere il mondiale e perchè... studia da rabbino. Il record di Yuri Foreman è composto da 28 vittorie, solo 8 prima del limte, e 1 no-contest. L’imbattibilità lo rende ancor più affascinante per i media ed il pubblico.

Chi vincerà la sfida tra Miguel Angel Cotto e Yuri Foreman? Cotto ha più esperienza contro avversari di altissimo livello, ha la dinamite nei pugni e non molla mai. Yuri Foreman non ha la potenza per vincere prima del limite, ma è alto 180 cm, è dotato di un maggiore allungo e Cotto non ha mai combattuto fra i pesi superwelter. Nonostante tutto il portoricano dovrebbe essere favorito, ma la boxe è bella proprio perchè imprevedibile.

 

Il tedesco di origini serbe Marco Huck ha conservato il titolo mondiale dei  massimi leggeri Wbo battendo il 35enne italo-americano Brian Minto per abbandono alla 10/a ripresa. Prima di abbandonare lo sfidante era stato messo al tappeto per quattro volte nel corso del match.

 

Il cinque volte campione del mondo Juan Manuel Marquez difenderà i suoi titoli WBA e WBO dei pesi leggeri battendosi contro Juan Diaz a Las Vegas il 31 luglio prossimo, in un possibile 'remake' di un violento incontro disputato tra i due lo scorso anno. In quella occasione, a Houston nel febbraio 2009, il messicano Marquez aveva battuto Diaz al nono round conquistando entrambi i titoli, nonostante l'avversario avesse dominato l'inizio del match.

 

È  partito male il primo ciak per la miniserie sul pugile Tiberio Mitri , anche se Luca Argentero, 32 anni , il protagonista, s'è incrinato una costola mentre si allenava per entrare nel ruolo. Argentero deve infatti interpretare per la Tv l'ex pugile romano degli anni Cinquanta scomparso tragicamente il 12 febbraio 2001, investito da un treno. La miniserie s'intitola Un pugno e un bacio .

 

Il 14 maggio, dieci giorni prima di festeggiare il 48° compleanno, il formidabile “Macho Man” Hector  Camacho  è tornato sul ring per affrontare Saul Duran nella categoria dei pesi medi. L’incontro si  è svolto  al Civic Center di Kissimmee (Florida)  ed è stato trasmesso , a pagamento, sul web. La notizia è significativa perchè Camacho è uno dei pugili più famosi d’America. Come tutti i grandi campioni, ha diviso l’opinione pubblica: i suoi fans lo amano alla follia perchè ha trasformato la boxe in uno spettacolo, i suoi detrattori lo odiano per lo stesso motivo e lo accusano di essere solo un pagliaccio. Nonostante il grande talento pugilistico, Camacho ha scelto di diventare famoso comportandosi da showman. Si dirige verso il ring vestito da Capitan America, da gladiatore, da pompiere, da pellerossa, ballando, cantando e mandando baci alle donne. Una volta salito sul ring, prende il microfono e si rivolge al pubblico domandando “What time is it?”. I suoi tifosi rispondono “It’s Macho time!”. Un tipo come lui, in Italia, si beccherebbe i pomodori in faccia. Negli Usa, invece, è diventato un protagonista di prima grandezza del mondo dello sport (non solo del pugilato).  Nato il 24 maggio 1962, a Bayamon (Puerto Rico), alto 169 cm, Hector Camacho ha sostenuto 87 incontri: 79 vinti (38 per ko), 5 persi e 3 pareggiati. E’ diventato campione mondiale dei pesi superpiuma Wbc, dei leggeri Wbc e dei superleggeri Wbo. Ha combattuto dal settembre 1980 al luglio 2001. L’anno seguente è rimasto inattivo. Nel 2003 è salito sul ring tre volte. Poi ha sostenuto un match all’anno nel 2004, nel 2005, nel 2008 e nel 2009. Insomma, sembra che non riesca a ritirarsi definitivamente. E nessuno lo incita a farlo. Anzi, ogni suo ritorno sul ring attira l’attenzione del pubblico e dei media.   Camacho è consapevole di essere un idolo per milioni di persone. Non importa che sia stato arrestato molte volte, che abbia problemi con la droga, per i suoi fans rimane sempre un mito. E lo sarà anche se dovesse perdere contro Saul Duran, un buon pugile che ha combattuto due volte per il mondiale. Il record di Saul Duran comprende 36 vittorie (30 prima del limite), 16 sconfitte e 2 pareggi. Ha perso otto degli ultimi dieci incontri, ma il pugno del ko lo rende sempre pericoloso. Camacho non dovrà sottovalutare Duran, se vuole continuare a combattere. E vuole farlo per molto tempo, come ha dichiarato lui stesso: “Voglio fare un tour mondiale prima di chiudere la mia carriera dove l’ho iniziata, al Madison Square Garden di New York. Mi hanno richiesto in Germania, Danimarca, Austria, Giappone, Cina e Filippine. Tutti vogliono vedere dal vivo l’unico e solo Macho Man”. A proposito … il “macho” ha perso ai punti !!!!!!!!

 

Un pugile in pensione ha pestato un’infermiera di un ospizio tanto da non permetterle in futuro di tornare ad una vita lavorativa normale. Secondo gli agenti l’ex-pugile, che soffrirebbe di una malattia mentale, avrebbe sentito la campana di un’ascensore e l’avrebbe scambiata per il gong. A quel punto si sarebbe messo a prendere a pugni questa povera infermiera, che era andata a prenderlo in camera. 

 

 

 

 

 

 

E' morto all'età di 72 anni Bohumil Nemecek, campione olimpico di pugilato ai Giochi di Roma 1960 nei pesi superleggeri per la Cecoslovacchia. Nemecek era da tempo ricoverato in ospedale perché malato. Le cause della morte non sono sate rese note. Nel 1967 si laureò campione d'Europa, titolo che perse dopo 7 anni.

 

 

Alta, bionda, viso dolce e corpo da modella. Non è la descrizione di una star hollywoodiana, ma dell’ex campionessa mondiale di pugilato Jessica Racoczy . Nata il 14 aprile 1977, ad Hamilton (Ontario, Canada), questa magnifica ragazza ha svolto tutta la sua carriera agonistica negli Stati Uniti diventando un   simbolo della boxe femminile. Professionista dall’ottobre 2000, ha sostenuto 35 incontri: 31 vinti (11 prima del limite), 3 persi e 1 no-contest. Ha sempre combattuto nei pesi leggeri, vincendo i titoli mondiali Iba (International Boxing Association) e Wbc (World Boxing Council). Il suo stile è attaccare l’avversaria, tirare centinaia di pugni senza sosta. Infatti, i tifosi l’hanno soprannominata “Raging” (che può essere tradotto in ‘scatenata’ o ‘arrabbiata’). La maggior parte dei combattimenti di Jessica si sono svolti a Leemore, una cittadina di 24 mila abitanti della California, ma questo non significa che la Racoczy sia una star solo sulla costa occidentale degli Usa. Grazie alle numerose apparizioni televisive e ad un uso sapiente del web, Jessica Racoczy è diventata famosa in tutta l’America. La sua capacità di usare i media è stata evidente quando ha accettato di combattere contro Mia St. John: non era in palio alcun titolo mondiale, ma Jessica era consapevole che salendo sul ring contro la St. John sarebbe diventata istantaneamente famosa perchè Mia è un’icona della boxe femminile (grazie anche al servizio di nudo pubblicato da Playboy nel novembre 1999). Il 15 aprile 2004, all’Indian Gaming Center di Leemore, Jessica ha surclassato la più esperta Mia St. John ottenendo 7 punti di vantaggio sul cartellino di un giudice e 9 punti su quelli degli altri due. La Racoczy non combatte dal luglio 2009, quando ha messo ko in tre riprese Jessica Mohs, ma è certo che la rivedremo presto sul ring. La boxe americana non può fare a meno di una campionessa bella ed aggressiva come “Raging” Jessica Racoczy.  

 

Terza corona per Salvatore Erittu : dopo avere conquistato il titolo italiano dei massimi leggeri e quello  del Mediterraneo versione IBO, il pugile del Boxing Professional Team di Marco Mura e Mauro Di Donato vince anche il campionato del Mediterraneo versione IBF. Sul ring del Palasport di Porto Torres, Erittu (alla diciannovesima vittoria, en plein da professionista) mette ko a 2'42” del quarto round il bosniaco Adnan Buharalajia (21-7-2) con un potente montante destro al volto, preparato con grande intelligenza con una serie di colpi ai fianchi e al fegato. Erittu subito concentratissimo per sfruttare il maggiore allungo (192cm contro i 185 dell'avversario). Il bosniaco cerca di colpire di rimessa portando l'uno-due, ma l'atleta portotorrese è bravo a non restare sui colpi. Nel secondo round Erittu riesce a penetrare un paio di volte la guardia stretta di Buharalaija ma senza grossi esiti. Meglio nel secondo, dove tocca col destro, anche se poi la reazione del bosniaco gli impedisce di proseguire nell'azione. Ma Erittu ha preso il tempo giusto e prima del gong piazza altri due destri notevoli che mettono alle corde l'avversario e nel frattempo saggia anche il bersaglio grosso. Nella quarta ripresa il campione italiano colpisce anche il corpo e questo fa abbassare la guardia a Buharaljia che qualche secondo dopo incassa un terribile montante destro sul mento e finisce ko. «Ho preparato benissimo il match e nel secondo round quando l'ho colpito al fegato ho capito che potevo costringerlo ad abbassare la guardia. Il colpo risolutore è stato preparato bene. Adesso - ha commentato il pugile - mi godo questo sogno che continua e spero di avere una chance intercontinentale».

 

 

 Sempre in Sardegna , a  Selargius il pugile sardo ha difeso con successo dall'assalto del francese Alain Bonnel il titolo di campione europeo dei pesi mosca. Andrea Sarritzu non ha perso la sua cintura.    il pugile sardo ha difeso con successo dall'assalto del francese Alain Bonnel il titolo di campione europeo dei pesi mosca. Sarritzu ha vinto ai punti (116-110, 118-109 e 118-109), mandando per la terza volta a vuoto il transalpino, già sconfitto in altre due match titolati.

 

 E' stato un match duro quello disputato tra Massimo Deidda e Davide Chianella sul ring del Paladivittorio di Terni ma alla fine il pugile ternano l'ha spuntata per KO tecnico. E' successo al decimo round con l'allenatore del pugile spoletino Chianella, Gianni Burli che ha gettato la spugna dopo aver constatato le difficoltà a cui stava andando incontro il proprio pugile. Titolo italiano, quindi, difeso brillantemente da Massimo Deidda che ora può guardare con più ottimismo anche aldilà dei confini nazionali.

 

Una storia d’altri tempi, una storia di profondi sentimenti. Diciamolo senza temere la retorica: una storia che per una volta nobilita lo sport. Nino Benvenuti ed Emile Griffith . In gioventù avversari sul ring, ora «fratelli». Nino, saputo che l’amico viveva a New York malato (morbo di Alzheimer) e senza soldi, è corso là a prenderlo e l’ha portato in Italia. Insieme portano avanti « Magic Round », una serie di circa 200 appuntamenti per raccogliere fondi per Griffith .

 

Tutto quello che non sapete di  Emile Griffith

Il 24 di marzo del 1962, il pugile afroamericano Emile Griffith sale sul palco del glorioso Madison Square  Garden. Di fronte a lui Benny “the Kid” Parret. In palio c’è la corona dei pesi welter. Siamo al 12° e ultimo round. Chi non ama la boxe difficilmente può intuire il ritmo, l'adrenalina, i secondi che scivolano lenti e non si contano. Come gocce di sudore, come schizzi di sangue, saliva e lacrime che dai corpi dei pugili arrivano alle prime file del pubblico. Come pugni. Emile colpisce con una tremenda serie di dieci colpi il rivale il quale si attacca, completamente stordito, alle corde. Poi arriva una scarica di tredici colpi sul Kid, che incassa, passivo, stanco. Uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici. L’arbitro guarda e non capisce il dramma che si sta consumando - forse lo possono capire solo quelli seduti nelle prime file, quelli colpiti dal sudore, dal sangue, ma forse è troppo tardi. Quel dramma è iniziato sei mesi prima durante una cerimonia del peso. Benny "the Kid" Parret, ragazzone di origine cubana, aveva squadrato Emile, in mutande e calzini, gli aveva afferrato il culo e lo aveva chiamato “maricón”, finocchio, di fronte a tutti. E sei mesi dopo, Emile Griffith si prende la rivincita su quella parola "maricón". Se la prende tredici volte. Uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici. “The Kid” morirà dopo dieci giorni di agonia senza risvegliarsi dal coma. E' l'America, sono gli anni '60, e Emile Griffith è il figlio di un tagliatore di canna da zucchero immigrato dalle Isole Vergini. Non è Allen Ginsberg, non è Gore Vidal. E' un omone grande e grosso, con un torace "che vale per sei", con una voce un po' stridula che gli permette di cantare nel coro della chiesa la domenica mattina, con un carattere dolce e infantile, con i calzoncini stretti sul sedere, che prima di salire sul ring lavorava in una fabbrica di cappellini per signora. Le voci sulla sua omosessualità corrono. La morte di the Kid cambia Emile Griffith e la nobile arte della boxe per sempre. Il giovane pugile venuto dalle Virgin Islands in cerca di una vita migliore porterà il ricordo di quella tremenda notte dentro il suo cuore per sempre. Quella notte gli spettatori di tutto il mondo assistono per la prima volta alla morte di un uomo in diretta; dopo quella notte, le televisioni americane decidono di non trasmettere più incontri di boxe per dieci anni.  Noi italiani conosciamo Emile Griffith per la sua epica trilogia per il titolo dei pesi medi con Nino Benvenuti nel 1967 e potemmo vederli perché la TV italiana non aderì all’oscuramento degli incontri di boxe anche se non resa mai pubblica la verità su quell’incontro svoltosi 5 anni prima. Prima di iniziare a tirare pugni, Griffith lavorava in una fabbrica di cappelli per signora. Gli piacevano i cappellini, soprattutto quelli di Jackie Kennedy. Ma Dio gli aveva donato un corpo da pugile, un torace "su cui si poteva apparecchiare per sei": impossibile sprecarlo per consegnare velette alle signore. La carriera di Emile Griffith sul ring è costellata di successi incredibili: 5 titoli mondiali, 339 round validi per un titolo mondiale, un totale di 85 vittorie di cui solo 24 per KO. Eppure, dopo quella notte terribile, dopo la morte di the Kid, Emile sprofonda lentamente nell'oblio di una stanza buia, nella povertà e nella malattia. Il suo nome e quello del figlio adottivo non sono presenti in nessun elenco telefonico dello Stato di New York. La nobile arte dimentica i suoi eroi, abbandona i suoi macellaiEppure tutti si ricordano bene di quando, fin dagli anni ’60, Emile Griffith frequentava le balere di Harlem. Walter, un gay afroamericano, ha vissuto buona parte della sua vita nella Grande Mela e lo ha visto tante volte arrivare, dopo gli allenamenti, al Lennox Lounge un locale da ballo molto frequentato nel quale amava esibirsi come cantante, o nei locali gay giù a Chelsea . Lo stesso Walter oggi conferma il pericolo a cui si esponeva Griffith frequentando quei locali così spesso visitati dalla polizia mai tenera con i gay neri. Così come per un bianco era un rischio salire sopra la 116 strada, per un nero era assolutamente pericoloso scendere la Quinta strada per arrivare al Village. Negli anni '70 Emile si sposa con una ragazza, Sadie. Forse è innamorato, forse è solo per combattere le voci che girano su di lui in un ambiente così machista come quello della boxe. Fatto sta che il sesso tra i due non funziona "mi diceva che i rapporti sessuali intralciavano il suo lavoro, ma siamo rimasti amici" dichiara Sadie.
Nel ‘92 Emile si trova al Hombre, un bar gay nel West Side, sulla 41esima strada. Beve, Emile, e si sente male. Forse qualcuno gli versa qualche sostanza nel bicchiere. Una brutta svolta lo aspetta dietro l'angolo, all'uscita dell'Hombre. Una banda di ragazzi, un branco lo accerchia, lo picchia, lo deruba, lo massacra sul marciapiede. "Mi tiravano calci con gli stivali come ad un cane, mi colpivano con le mazze da baseball" ricorda l'ex pugile. Alla fine del pestaggio Emile è mezzo morto, con una brutta diagnosi: un rene spappolato, la dialisi, un´infezione al midollo. A tutti sembra il brutto finale di una brutta storia di sesso gay.


Il film Ring of fire”, prodotto dalla USA Network, ha riportato in vita questa incredibile storia. Il giorno della première, svoltasi al Sundance festival il 20 aprile del 2005, Griffith è uscito dalla tana in cui si era rinchiuso dopo la sua scomparsa dal ring ed è stato possibile vederlo e fotografarlo sorridente in compagnia di Joe Frazier. Il giorno dopo è ritornato nell'oblio del suo rifugio insieme al figlio adottivo Louis.  Da questo momento in poi si perdono le sue tracce: Emile Griffith, pugile in disgrazia, uomo malato e omicida suo malgrado scompare dalle scene. I suoi amici, come il giornalista sportivo Ron Lipton, lo aiutano a rimanere in pace. Proprio l’amico Ron, che vanta una amicizia di oltre quaranta anni, insiste molto sull’indole non violenta di Griffith, da tutti considerato più un formidabile tecnico che un picchiatore demolitore. Oggi Emile Griffith è anziano, malato di Alzheimer, campa con una pensione di 300 dollari. Rimane una leggenda della boxe, rimane il pugile maricon, rimane il frocio che ha ammazzato Benny “the Kid” Parret, il 24 di marzo del 1962. A Natale Nino Benvenuti, immortale leggenda della boxe italiana , viene a sapere delle condizioni in cui vive lo storico rivale e amico. Benvenuti parte per gli States, con 10.000 dollari raccolti con una colletta improvvisata, per aiutare Emile. Ma non è solo un assegno per lavare la coscienza, non è solo un bel gesto: è un progetto. E così nasce "Magic Round" il tour italiano che vede protagonisti proprio Griffth e Benvenuti, per far rivivere l'atmosfera dei mitici tre match tra i due ex pugili e per aiutare Griffith, raccogliendo denaro e visibilità. Parallelamente, è partita una sottoscrizione , il “ Progetto Griffith “ , per chi volesse fare una donazione. Emile è in Italia , con il suo amico di sempre: il pugile maricon e il macho leggendario, il boxeur che amava i cappellini di Jackie Kennedy e l'idolo delle folle, lo sconfitto e il vincente. Emile Griffith e Nino Benvenuti, insieme sul ring della vita. Gli eroi della nobile arte , macellai e vittime allo stesso tempo .

 

Manny Pacquiao è da qualche anno uno dei pugili piu’ forti  al mondo. E da qualche giorno, è anche un membro eletto del nuovo congresso della Repubblica delle Filippine . Il popolarissimo Pacman ce l’ha fatta, nel 2010 ha sconfitto nettamente il suo avversario diretto Roy Chiongbian. Dopo aver ricevuto l’OK da parte della mamma Manny potrebbe presto tornare sul ring. A comunicarlo e' stato il promoter americano di grandi eventi Bob Arum. L'incontro potrebbe svolgersi il prossimo 13 novembre, e lo sfidante potrebbe essere Floyd Mayweather jr, per molti il miglior pugile al momento in circolazione.

 

Lenny Bottai è campione italiano dei superwelter grazie alle cure degli ortopedici dell'ospedale di Pistoia  ai quali il pugile si era rivolto per curarsi una grave tendinite.  Livornese di 32 anni, Bottai ha sfidato e battuto nel mach di aprile Adriano Nicchi, dopo essersi sottoposto alla terapia con onde d'urto presso la unità operativa di ortopedia del presidio ospedaliero pistoiese diretta dal dottor Franco Zecchini. Il pugile nel mese di febbraio aveva rinviato il combattimento, valido per il titolo italiano, essendo affetto da una tendinopatia fibrotica del muscolo omerale destro.  Dopo la terapia con le onde d'urto è guarito così bene da poter combattere ad inizio aprile e vincere il titolo in palio. Le onde d'urto sono servite per ridare elasticità al tendine, così da fargli riprendere la sua normale funzionalità. «In particolare - ha spiegato Valerio Valentino l'ortopedico che ha seguito direttamente il paziente - è stato fondamentale l'utilizzo delle onde d'urto con puntamento ecografico di cui è dotato il nostro ospedale, poiché è stato possibile utilizzare la terapia ottimizzandola in modo da non fermare mai il pugile che, infatti, durante il ciclo ha regolarmente continuato ad allenarsi».

 

Aspettando l’assegnazione dei campionati italiani femminili, successi convincenti per i ragazzi del presidente Cava e del maestro Kaflot. Ottima prova per i “gladiatori” dell’ Accademia Kaflot nella  riunione pugilistica tenutasi domenica 9 maggio al palazzetto dello sport “B. Speca” di fronte ad un folto pubblico sulle tribune che, prima degli incontri ufficiali, ha applaudito le esibizioni dei giovanissimi Biricocoli e Alfonsi (cat. Cangurini 9 anni), Pierantozzi e Michetti (cat.Cadetti 14 anni), Marcantoni e Luciani (cat. Cadetti 17 anni).  Dopo la convincente vittoria di Gabriel Ianau nel primo incontro ufficiale della riunione, si è entrati subito nel vivo con la straripante prestazione di un esuberante Riccardo Curzi che, chiudendo il proprio match dopo pochi secondi dall’inizio del 1° round, si è portato in testa nella classifica del campionato regionale della categoria 75 kgVittorie con chiusura anticipata dei propri incontri anche per Silvio Secchiaroli (finalista nel campionato regionale) ed Aimedo Gulamuso (semifinalista), due veri e propri giganti sul ring, ormai prossimi al passaggio di serie considerata la qualità espressa dal loro pugilato nella categoria 81 kg.  A chiudere il pomeriggio di boxe l’incontro più atteso tra il “capitano” dell’Accademia Bartolomeo Tryzna ed il temibile ed esperto Bana Florjan di Loreto. Il pubblico locale in delirio per l’uno, i numerosi sostenitori loretani per l’altro, in un incontro dai sapori antichi combattuto fino all’ultimo respiro. A fare la differenza nel conteggio dei punti un ko inferto al valente Bana con un gancio destro ben sferrato da Tryzna nel 2° round.  Per il presidente Luigi Cava ed il Maestro Kaflot Kabunda, dopo i festeggiamenti per l’ennesima conferma ottenuta dai propri ragazzi, è iniziato il conto alla rovescia.  Il 16 maggio ci sarà infatti il responso ufficiale della Federazione pugilistica Italiana per l’assegnazione a San Benedetto del Tronto dei campionati italiani assoluti femminili di boxe.

 

Pur di non saltare le Olimpiadi del 2012 si è pronti a tutti anche a incatenarsi. E' la singolare protesta del la campionessa di pugilato Giacoma Cordio che si è incatenata davanti la loggia di Palazzo VII Aprile, sede del municipio di Marsala,. L'atleta, che ha iniziato anche uno sciopero della fame, protesta contro il presidente della società della quale fa parte, la Marsala Ring, che "non vuole firmare - dice la Cordio - il nulla osta per il passaggio ad un'altra società sportiva". E, a causa di ciò, l'atleta rischia di non potere partecipare alle prossime Olimpiadi di Londra 2012. "Ho già dovuto rinunciare - spiega la giovane sportiva - alle prime selezioni in vista dell'appuntamento olimpico". Giacoma Cordio, trent'anni, marsalese, una laurea in archeologia, nel 2004 è stata campionessa italiana nella categoria 57 kg e nel 2007, a Lilla, in Francia, ha vinto il campionato dell'Ue nella categoria 54 chilogrammi.

 

Franco Falcinelli, interviene sul caso di Giacoma Cordio dopo esser stato chiamato in causa proprio  dall'atleta siciliana intenzionata a non rinunciare alla sua battaglia per la liberatoria dalla sua società stante il rifiuto di lasciarla partecipare ai ritiri e agli incontri della Nazionale. Chiarisce Falcinelli contattato dall'agenzia Italpress -. Una protesta fuori luogo, scatenare il caso è stata una stupidaggine. “ Valuteremo prima di tutto gli interessi dell'atleta e poi vedremo da cosa sorgono questi impedimenti che hanno preoccupato la Cordio " .

 

Luca Maggio, ha annunciato con un filo di amarezza il proprio ritiro dalle scene agonistiche: la speranza è che il grossetano possa a mente fredda recuperare la voglia e le motivazioni per mettere un sigillo importante su una carriera che l'ha visto sfortunato contendente alla cintura di campione italiano e di quella europea.

 

 

LE VERGOGNOSE FREDDURE DI GENNARINO


Perche' gli struzzi mettono la testa sotto terra?

 - Perche' le talpe guardano i film porno!

Cosa mangiano i cannibali di Venerdi'???

- I sommozzatori...

Che differenza c'e' tra un filosofo, un matto e uno psicologo? –

Il filosofo costruisce castelli in aria, il matto li abita e lo psicologo incassa l'affitto!
 
Che cosa fa un drogato in lavatrice? - Il bucato!!!

Le donne servono almeno a dieci cose : una la so , le altre nove non me le ricordo .

Novembre è il mese peggiore per le donne : appassiscono i piselli , gli uccelli emigrano ,

cadono i marroni , e c'è tanta nebbia che non si vede un cazzo !

L'inverno è la stagione preferita dalle donne . Perché è lungo e rigido .

Da quando ho scoperto che l'uomo deriva dalla scimmia ... sono contenta di essere donna !

Si fa sempre prima la brutta copia e poi la bella . Infatti Dio ha creato prima l'uomo e poi la donna !

Mia moglie ed io siamo stati felici per vent'anni . Poi ci siamo incontrati .

Dopo avere fatto l'amore , i due rimangono assorti nei loro pensieri .

A un tratto Gennarino domanda alla moglie :

" Cara , hai mai desiderato sapere cosa si prova a essere un uomo ? " ;

lei :

" Io no , tesoro , e tu ? "

 

 CIAO A  TUTTI




 

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