La boxe e la mente - La gioia della vittoria

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La boxe e la mente-La gioia della vittoria. A cura di Valeria Imbrogno.

Unico e vero problema è capire cosa significa "Vincere".

Vittoria significa: “forza che rinforza l’azione scorrendo”, vita significa: “il luogo della forza”.
Con vittoria  non voglio intendere dunque la riuscita davanti agli altri, ma una riuscita interiore, la soddisfazione di avere fatto bene ogni cosa.

Credo che la prima vittoria  che ognuno di noi dovrebbe  raggiungere prima di arrivare sul ring è su un nemico terribile proprio perchè si nasconde: sono i propri difetti, i propri limiti, le cose che non ci vengono bene, che non ci piacciono. Se non ci si mette in gioco non c'è miglioramento, non c’e’aumento delle proprie qualità.
La  prima sfida da vincere è, dunque, contro noi stessi: solo dopo si puo’ cominciare ad avere una mentalità vincente  perchè si impara a trattare con i propri difetti, le proprie ansie e le debolezze.

La_gioia_della_vittoria
Il secondo passo è vincere contro le difficoltà esterne; sembra poco, ma in realtà è tutto cio’ che ci circonda: il lavoro, il sociale, la  famiglia, la noia, lo stress, la stanchezza, la delusione, la solitudine.

Il terzo livello di vittoria è vincere contro i propri avversari (sul ring e nella vita): qui viene il problema poichè  tutto dipende dalle nostre qualità  e quelle dell’avversario. Anche nel momento del problema, della lotta, dello scontro ci  dobbiamo  ricordare che si sta facendo un altro esame. Quello che si è fatto prima è stato realizzato e ora ci si trova su quel ring perché sono stati superati tutti gli altri livelli. E’ qui che dobbiamo contare sulla forza che abbiamo accumulato precedentemente dalle nostre micro-vittorie quotidiane.

Non si arriva alla vittoria fermandosi sugli strumenti, ma ristabilendo in certi momenti la dignità di se stessi e la responsabilità di ciò che è possibile fare. E’ necessario vivere con ammirazione di se stessi, perché se stessi è il primo bene, l’unico fulcro dove la vita si riposa. Occorre verificare e perfezionare il proprio stile di vita.

Dai frutti che si raccolgono, si capisce la crescita, ma mentre si raccolgono i frutti, bisogna saperli degustare, perché questi coltiveranno il proprio orizzonte sucessivo.
Bisogna vivere di soddisfazione e del proprio orgoglio interiore, non tradire mai questo mondo interiore, perché quando lo si perde, viene meno tutto.
Tutto questo può esistere se diventa una scelta di vita: un vincente deve sapere che, proprio perché sta costruendo nuovi orizzonti, subirà gli attacchi da parte dei peggiori, o dei perdenti nella propria vita.

Il mondo dei falliti è enorme. E’ come se questi cercassero di diluire la colpa di avere tradito se stessi gettandola addosso sul primo vincente che capita. Chiunque abbia l’odore di vincente è il primo ad essere attaccato, perché, se incrimina il vincente, il perdente dimostra che non poteva fare più di quanto ha fatto.Tutto questo è cio’ che accade per esempio proprio quando sul quadrato si usano termini come “match rubato” o “verdetto ingiusto” per giustificare una propria sconfitta.

In realtà credo che tutti noi siamo preimpostati ad una tensione dolorosa. Ogni atteggiamento di dolore nasce sempre da uno stato di frustrazione, stress, delusione, e quindi da uno stato in cui il soggetto viene deprivato del proprio naturale piacere di merito.Ma riuscire a trasformare il dolore in forza d’azione e giungere alla vittoria nel nostro quotidiano vuol dire riuscire a trasformare la propria vita in piacere e, se alla fine ci si deve nutrire di bello, tutti noi mediante  le nostre vittorie quotidiane (e sul ring)  avremo un senso concreto di gioia e piacere come soddisfazione interiore.  La vita è meravigliosa se si sa coltivare questo piacere fatto di tante microscopiche vittorie, le quali tessono una solida struttura di benessere. Occorre percio’ ritrovare il vero significato della vittoria che molto semplicemente è: piacere di cui ci si nutre e si vive.

Ma d'altronde, tutti noi pugili, incosciamente forse, lo sappiamo già!