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La Boxe e la Società - Il pugilato come fenomeno di massa?

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A cura di Marco Ciampoli

 

Dal  18 dicembre 2009 è entrato in vigore un nuovo regolamento FPI, a cui forse non tutti hanno prestato molta attenzione: si tratta di quello della “Gym Boxe”.
La pratica di questo settore “amatoriale” va dai 6 ai 65 anni, e sul regolamento viene così descritto :
"Sono amatori tutti coloro, maschi e femmine, che non praticano il pugilato agonistico ed hanno come obiettivo la cura del benessere psicofisico attraverso nozioni tecnico tattiche propedeutiche all’attività del pugilato, senza “opposizione e/o contatto”.
In effetti, il contatto nelle manifestazioni ci sarà, in quanto gli ufficiali di servizio previsti sono i medesimi delle normali riunioni agonistiche, compresa la figura medica, ad evidenziare il fattore infortunio.
A questo punto, sorge il dubbio spontaneo: ma cos'è in pratica la Gym Boxe ? 
E' un'attività amatoriale che tra l'altro consente di rendere ufficiali e “legali” le cosiddette “esibizioni” che, nelle forme previste dal regolamento ufficiale fino ad oggi noto, vedevano atleti per vari motivi di peso, età e via dicendo, impossibilitati a gareggiare a livello agonistico, impediti ad esibirsi all'inizio di una riunione, arbitrati dai propri maestri.

Amatori1Prolungando di quasi il doppio l'età per praticare l'attività amatoriale della Gym Boxe (il dilettantismo attuale ha come limite i 35 anni),  anche se solo nella forma, in effetti i combattimenti di questa nuova attività saranno considerati non ufficiali per i risultati validi nella dilettantismo; resta il fattore che il confronto fisico sarà "reale" fino ai 65 anni!
Ovviamente, è facile ipotizzare che il contatto sarà leggero, quasi simulato, potremmo definirlo “light-contact”, un inglesismo tipico delle discipline marziali a contatto contenuto, come ad esempio il karate, dove il punto viene assegnato all'atleta, semplicemente realizzando un colpo a bersaglio.
E' molto interessante analizzare il lato sociale di questo contesto.
Ricollegandoci al nostro articolo precedente di questa rubrica, dove si sfatava il mito della ghettizzazione della boxe, e dove sinceramente, non era stato preso in considerazione il fattore età nella competizione, ora dobbiamo fare "marcia indietro" e riflettere a voce alta.
In effetti, come si é detto in precedenza, il pugilato moderno ha varie facce e in molti gli  si avvicinano anche solo per provarne i benefici psicofisici. Ma in realtà, un grande limite per questa nuova generazione di “cultori” di tale sport, era appunto il non poter riflettere nella realtà agonistica ciò che si è imparato.
Questa esigenza pone il dubbio interiore di chiedersi: “ a parte colpire un sacco che è statico e non risponde, saprei colpire un uomo in movimento... e sarei, magari, capace di migliorarmi fino a vincere qualcosa?...”;  è il classico dilemma della competizione-evoluzione, stampato a fuoco nella DNA di ogni essere umano.
Ma l'amatore o cultore che si avvicina tardi e in età avanzata a questo sport (sempre per il solito discorso della mala informazione che lo ghettizza), avrà l'esigenza di un confronto sul ring ad un età di sicuro tarda rispetto ad un pugile “vero”.
Anche se non saranno passati i 35 anni, scontrarsi contro un pugile esperto o contro un ventenne anch'egli alle prime armi, con una resistenza notevolmente superiore, sarà un fattore invalidante. Quindi, si è pensato bene di creare una nuove "stirpe" di combattenti, che si affronteranno ad armi pari per il semplice gusto di farlo, sul ring o su di un tatami appositamente allestito.

Amatori

Questa nuova forma di intendere l'agonismo amatoriale, seguendo molto la moderna esigenza di avvicinarsi alla boxe da parte dei diversi ceti sociali, è conferma del  fatto che il numero crescente di iscritti nelle palestre di pugilato è maggiore degli effettivi tesserati agonisti. Evidentemente, anche la Fpi si è resa conto di questa moderna attitudine, adeguandosi e riconoscendo il merito a chi ama questa disciplina per il semplice fatto che esista.  Ovviamente con i ritmi attuali, molti siedono davanti ad un pc tutto il giorno e rimane difficile trovare un'attività che scarichi in pieno l'adrenalina accumulata, al contrario dei nostri avi che facendo lavori prettamente fisici non avevano né bisogno né forze da investire nelle poche ore libere della giornata.
Questo fenomeno, già da anni, è regola fondamentale dei cosiddetti “colletti bianchi” inglesi, i quadri dirigenziali appunto, che trovano sfogo nell'organizzare tra i diversi uffici delle gare di pugilato vere e proprie, dove in palio c'è l'onore e il rispetto tra colleghi.
E' forse per questo motivo che gli sport di contatto fisico (tra cui spicca la boxe), sono sempre più in voga; attraverso un allenamento di pugilato si riesce a bruciare e scaricare ogni caloria in eccesso e ogni stress  della giornata. Al termine di una seduta di allenamento, nasce spontaneo il sorriso e la voglia di parlare lentamente e serenamente con il prossimo, ogni piccolo risentimento, magari con il capo ufficio o con l'automobilista maleducato, viene digerito nel dimenticatoio del nostro subconscio fino ad essere completamente rimosso e resettato.
Si vive una forma di rilassamento completo, un beneficio davvero fuori dalle righe, ma spesso questa è la prima fase, una volta acquisite le basi, quando si incomincia ad essere sicuri di sé il semplice allenamento non basta, rimangono dei limiti da solcare per prendere completa dimestichezza delle proprie possibilità.
Essere attenti ad evitare  un colpo, ad esempio, è uno stimolo mentale grandioso, ovviamente rischioso e deleterio a lungo andare, ma nelle giuste dosi stimola una concentrazione appagante, che induce una sorta di dipendenza reattiva dell'atleta e lo induce confrontarsi con i propri limiti attraverso l'uso del cervello e non solo dei pugni.
La forma fisica di certo è alla base, ma non si potrà di certo chiedere a dei sessantenni di reggere round da ragazzini, quindi il fattore mentale sarà prevaricante e quasi fondamentale.
I miti del cinema aiutano a leggere questo messaggio,  dove si è visto spesso il protagonista, come un combattente a mani nude, magari di ring, come il mitico “Rocky Balboa”, o la stupenda interpretazione di Will Smith in “Alì”, un film toccante e forte. Ma nello stesso momento vediamo l'uomo nelle sue varie debolezze, che risorge e fa leva su fondamenti come la famiglia e la propria autostima, trovando la vera forza nella sua mente e nel suo cuore, avvicinando l'uomo comune con le stesse difficoltà e paure del campione affermato e celebre. Crediamo sia questo il fondamento assoluto dell'amore ritrovato e rinnovato per la nobile arte fatta con i pugni, dove essi sono l'espressione finale di una riflessione interiore, fatta percorrendo una vita, magari modesta, o affermata, dietro lo sportello di un ufficio, al banco frigo di un supermercato, o in qualsiasi realtà e stile di vita, in cui gli stimoli aiutano a fuggire, rinnovarsi e confrontarsi prima con se stessi e poi raggiunto il giusto equilibrio, con il prossimo.
Sarà di sicuro interessante, vedere una nuova generazione di amatori affrontarsi con la stessa tenacia di agonisti e professionisti, magari due 65enni arzilli che la sera si conoscono e giocano a briscola al bar, "darsele leggermente"  come dei ragazzini (almeno nell'animo), e viceversa dei ragazzini che prima ne avevano il divieto da parte di genitori attenti alla loro incolumità, potersi affrontare liberamente rispettando regole di una disciplina “formativa” completa, senza subirne i traumi eccessivi.
Vorremmo concludere riflettendo su quanto sia dilagante e reale la passione per il pugilato, che ha spinto finalmente la FPI a riconoscere una forma di legalità effettiva ai sacrifici dei molteplici comuni mortali che vivono la passione nel cuore costantemente; le esibizioni su ring, finalmente, sono una realtà moderna di cui presto sentiremo parlare, magari come fenomeno sociale aggregante... per ora, la prima pietra proviamo a lanciarla noi.




 

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