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La Ring ”ida"

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A cura di Marco Ciampoli

 

Il Messico, una terra ricca e povera allo stesso momento. Un luogo dove nascere e fuggire, o rimanere e lottare, spesso amalgamarsi è l’unica possibilità, e far finta di nulla è l’unica alternativa a non avere nulla.
Fortunatamente non tutti sono così, molti la pensano diversamente, sognano e vivono con ardore nel cuore e una luce di speranza rara, negli occhi grandi e profondi, che la natura gli ha donato.
ToreroPiccoli uomini e grandi emozioni, un po’ come il popolo sardo, parte della nostra nazione. Che racchiude nella propria terra, calda e semplice, una ricchezza e uno spirito incontaminato difficile da trovare in altri posti del pianeta.
Il popolo messicano si è sempre distinto nella boxe, con atleti ovviamente di pesi e taglie ridotte, forse per questo non famosissimi al grande pubblico, come un moderno Tyson ad esempio. Che essendo americano e peso massimo, ha avuto una grande comunicazione mediatica ed economica attorno a se.
In Messico la vita è differente, gli stipendi differenti, la delinquenza anche.
Basti pensare che i poliziotti sono i primi a chiedere grosse “mance” per evitare botte o galera.
Non sembra strano, allora, come la corrida ad esempio, sia un’attrazione ancora in uso. Certo, si può dire ciò che si vuole in merito, che è una tradizione antichissima (anche i gladiatori lo sono), che si fanno corride di beneficenza per meno fortunati e via discorrendo.
Comunque si vuole girare, nel XXI secolo, uno spettacolo arcaico e sanguinolento, violento, anacronistico e crudele è improponibile.
Purtroppo anche qua le lobby dettano legge, e il denaro è il solo punto fermo importante tra le tante giustificazioni che ruotano attorno alla sua esistenza.
Una platea di gente perversa, che assiste a un’uccisione inferta con enorme dolore a un animale. L’unica ragione è essere stimolati e riscoprirsi vivi, poiché evidentemente queste sensazioni sono sopite dall’eccessivo caldo o dal forte peperoncino negli alimenti tipici locali.
Sarebbe interessante fare una similitudine tra la corrida e la boxe.
Ovviamente sono due sport, in entrambi troviamo il contatto e il sangue, a volte nella boxe qualcuno ci ha rimesso la pelle, nella corrida di solito al 99 per cento è il toro.
Una cosa molto, molto, molto importante è ché nella boxe morire non è al centro dello spettacolo, anzi, nella boxe i due combattenti hanno lo stesso peso, le stesse risorse e le stesse armi.
I pugili scelgono liberamente di salire sul quadrato, e molti scelgono anche di chiudere prima un incontro perché non se la sentono di continuare.
Un arbitro è lì per tutelari, con un medico, e con un’ambulanza.
Nessuno ride se uno dei due muore, nessuno esulta.
Perché per un animale che non sceglie di essere lì e sfidare nessuno, c’è una condanna a morte senza processo?
Perché esseri umani cosiddetti “civili”, o civilizzati, si divertono nel vedere torturare e uccidere un altro essere vivente, anche se animale.
Perché nessuno ha il coraggio a questo punto di entrare nell’arena a mani nude, senza stordire prima il toro, e combatterci fino allo stremo, per vedere se si è più forti davvero e dimostrare almeno di essere dei veri uomini.
Anzi meglio ancora, si potrebbe proporre un incontro di boxe sul ring, tra un toro e uno sfidante e chiamarlo la Ring ”ida”, con l’arbitro, l’ambulanza e il medico.
Per creare un vero e proprio ambiente sportivo alla pari, con le stesse regole della boxe. E’ facile ipotizzare che sia il toro a vincere la sfida, ma prima del colpo di grazia all’avversario potremmo stupirci tutti vedendo l’animale che concede la grazia all’essere umano, come segno di superiorità e sportività, dandogli la possibilità di ritirarsi.
Il motivo di questo gesto è più semplice di quanto si pensi, e risiede purtroppo, sempre nell’immaginazione. E’ chiaro che neanche un animale gode nel vedere soffrire ingiustamente il prossimo, né di giustiziarlo di fronte ad altri e festeggiarne poi la vittoria.
Come si può essere orgogliosi di tutto questo? Come si può dormire e camminare per strada essendo idolatrati per un gesto simile?
Sono esattamente i criteri opposti che regolano il nostro amato sport, e che a volte, a costo di sembrare banali o ripetitivi è bene ricordare.
In molti in Messico, lottano contro queste idee, contro questi soprusi ingiusti e disumani, sono l’ottantadue per cento della popolazione.
Molti pensatori, scrittori, artisti vivono la propria carriera con un’identità forte e decisa a lottare contro un sistema corrotto e indifferente a questi e altre ingiustizie.
Difficilmente purtroppo queste idee possono varcare l’oceano e arrivare limpide fino a noi.
Un piccolo esempio di quest’identità è rappresentata nel quadro di una ragazza come tante (Blanca Alonso), che è nata, vive, studia, sogna e spera di cambiare qualcosa in Messico.
Raffigura il torero visto quasi come un animale mitologico, metà uomo metà toro. La metà del toro è la testa, quindi la parte pensante e riflessiva che cerca di togliersi le “banderillas” dalla schiena, avendo finalmente l’uso delle mani e la posizione eretta.
Così la ring ”ida” sarebbe ancora più fattibile, ma di sicuro meno seguita dal momento che la parte del toro interessata è il cervello e quindi di sicuro più sensato, equilibrato e meno divertente di un “matador”.




 

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