L'emozionante viaggio da Bepi Ros a Paolo Vidoz

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Un racconto di Emilio Del Bel Belluz

Sono stato a trovare uno dei più grandi campioni italiani dei pesi massimi, il pugile veneto Bepi Ros, il pugile razza Piave come veniva definito dai tifosi negli anni 70. Raggiungo il suo paese, Susegana, in una giornata di nebbia: la natura è ricoperta di una sottile nebbia che fa apparire il momento che sto vivendo ancora più emozionante, e romantico. Conosco Bepi Ros da tanti anni. Ora i miei capelli sono diventati canuti, ma allora nelle sue tante sfide che  ebbe con Dante Canè ero un ragazzo con i capelli neri e la voglia di gridare al mondo la mia passione per la boxe. Uno sport che mi faceva sentire vivo e felice di quel poco che la vita quaranta anni fa poteva donare ad un ragazzo di campagna quale ero io. Mi affascina da sempre il mondo dei paesi massimi, il tempo che è trascorso da allora però è diventato storia. Mentre arrivo a Susegana sono in compagnia di un mio amico con il quale ho vissuto e combattuto grandi battaglie nella vita. Ora lui è un poeta, recentemente ha dato alle stampe un libro di poesie dove ricorda un grande del passato, un grandissimo campione dei pesi massimi Primo Carnera. Ha elogiato e riassunto in una poesia che potrebbe diventare una canzone da affiancare a quella che scrisse e cantò Goran Kusminac. Canzone che ha portato il pugile di Sequals in giro per il mondo come faceva quando combatteva. La pioggia è sottile e si accompagna alla nebbia, un connubio che fa piangere gli alberi. Ho deciso di andare da questo gigante del ring perché proprio domani, a Rezzato Brescia, si combatte, dopo nove anni, un campionato italiano dei pesi massimi tra il pugile di Lucinico, Paolo Vidoz detentore della massima cintura italiana e lo sfidante un giovane pugile che ho visto combattere nel mese di agosto a Tuscolano Maderno, Matteo Modugno. Un ottimo peso massimo dal fisico asciutto e che con i suoi due metri d’altezza assomiglia a Primo Carnera. Nel suo ultimo combattimento mandò KO alla terza ripresa il malcapitato pugile di turno. Ebbi l’occasione di parlare con lui e con il suo allenatore che lo ha preparato tecnicamente dandogli una impostazione davvero ottimale. Nel mio studio troneggiano i guantoni dell’incontro e la firma apposta su essi. Devo dire che, per guadagnarmi quei guantoni, ho sofferto molto, ma ho avuto la fortuna d’avere dalla mia parte l’allenatore Zannoni che me li ha consegnati subito dopo averli sfilati al suo protetto, guantoni ancora carichi d’energia e di sudore. Il pugilato d’altra parte è fatto di sudore e sangue, quasi come la vita se non di più. Mentre sto arrivando al paese di Ros mi corrono in testa i momenti salienti della sua carriera pugilistica. Bronzo alle Olimpiadi di Tokyo, campione italiano dei massimi e challenger europeo. A Conegliano incontrò il suo rivale di sempre, Dante Canè, e dopo una battaglia durissima venne dato un verdetto di parità. Bepi Ros, dopo essersi ritirato dalla boxe, aprì una trattoria a Santa Lucia di Piave, e si impegnò a lavorare in Comune. Nelle visite precedenti che gli avevo fatto, mi ero trovato davanti ad un pugile davvero straordinario, anche se il tempo era passato. Ricordo che una delle ultime volte avevo assistito alla presentazione di un suo libro scritto sulla sua vita, davanti ad un pubblico molto numeroso, presentazione che il campione italiano aveva fatto nel suo locale. Eravamo in  tanti a rendergli un tributo, tanti che lo riconoscevano e lo amavano per la sua carriera pugilistica, ma anche per il suo carattere gioviale di buon uomo. Il pugilato che gli aveva dato tanti onori non gli aveva tolto quell’aria da buon cristiano che si era meritato sia sul ring che fuori dal ring. Un uomo che con lo sport aveva affrontato il mondo della boxe prendendola di petto con tutte le sofferenze possibili. Un atleta che non si era mai risparmiato e che davvero aveva dato il  massimo. Questi i pensieri che mi attanagliavano prima di giungere al locale che lui gestisce assieme alla moglie e alle figlie. Quando finalmente la nebbia si è diradata ed è uscito il sole mi sono avvicinato al paese e senza difficoltà al suo locale. L’amico poeta che sta con me è molto emozionato. E’ la prima volta che lo vede, ma lo conosce di fama. L’emozione è davvero tanta come chi si appresta a fare un esame, non abbiamo potuto telefonargli perché non facevamo in tempo. Appena entrati ci accorgiamo della sua presenza, sta sfogliano la Gazzetta dello Sport e in quel momento comprendo che ha appena letto l’articolo che tale quotidiano  ha dedicato all’incontro del decennio. Sono, infatti, passati dieci anni nei quali Vidoz ha detenuto il titolo italiano senza mai difenderlo per mancanza di avversari. Si sperava, anni or sono, che si potesse svolgere un incontro che avrebbe ridato fiato al pugilato opponendo il campione europeo dell’unione europea Francesco Pianeta e Paolo, ma l’incontro non si fece. Sarebbe stata una grande sfida dall’esito incerto dove sulla bilancia vi si sarebbe posta la freschezza di Pianeta che ha quasi vent’anni in meno di Vidoz. L’incontro, purtroppo, non si fece. In quel caso il pugile, nato a Cosenza, avrebbe potuto disputare il titolo italiano. A Milano tre anni fa Vidoz ebbe un momento di difficoltà nell’incontro che lo poneva davanti a Matt Skelton, a quell’appuntamento mancò la fortuna e il pugile italiano non ebbe la meglio. In quell’occasione irripetibile avrebbe potuto riconquistare, unico italiano nella storia, il titolo europeo che era stato suo alcuni anni prima, nel momento in cui l’Italia consacrava Primo Carnera.  Poi, pochi mesi dopo, il pugile inglese perdette il suo incontro con Pianeta per l’europeo UE. Nel locale di Bepi Ros tutto parla di lui, alle pareti le immagini dei suoi match più famosi. Il campione Ros  ci fa accomodare nel suo locale e davanti ad un caffè il pugile, a poco a poco, ha fatto rivivere i suoi ricordi rispondendo ad alcune domande che gli ho posto. L’atmosfera di quei momenti era bella, Bepi Ros è molto dimagrito dal tempo in cui affrontava come un carro armato i suoi match. Sembra un buon uomo, come lo ho sempre dipinto, che guarda avanti alla vita e che si gode la sua popolarità - che non gli è mai mancata - e il suo pubblico non ha mai dimenticato l’uomo che ci ha fatto vivere tante emozioni importanti e determinanti. L’amico poeta che è con me mi confida, attraverso i suoi sguardi al campione, che gli dedicherà una poesia. E’troppa l’atmosfera che si respira nel suo locale. Il sorriso di Bepi è sempre quello di un tempo, solo le sue mani grandi ci fanno comprendere quello che è stato il suo passato sportivo. Ros racconta che il più bell’incontro che ha fatto nella sua vita è contro un pugile Olandese. A Tokio, alle Olimpiadi, vinse la medaglia di bronzo di cui va fiero. Nei suoi ricordi Dante Canè è stato il pugile con cui ha combattuto tante battaglie. Le sue parole ripetute sono “ ci siamo dati tanti pugni”. Come già dicevo prima l’incontro più duro lo ebbe forse a Conegliano nel 1973. Ricorda con una brillante malinconia negli occhi quasi lucidi che Dante Canè è morto. Erano amici, nonostante tutto. Come si è amici nella boxe, prima e dopo l’incontro. Non resta mai l’odio, i pugni dati sono il solo male che il pugilato può esprimere. all’estero Bepi ricorda che ha combattuto molte volte. Vi andò contro il pugile spagnolo Urtain, che sconfisse in dieci riprese molto dure. Il pubblico spagnolo era sicuro che il suo pupillo avrebbe sconfitto il gladiatore italiano, ma le cose non andarono come da previsione spagnola. Mentre ci parliamo mi fa vedere, appeso ad un muro, un quadretto dove vi sono le foto di quel mitico incontro. Le sue parole sono lente, quando si diventa vecchi si ha anche il potere di allentare la parola e di parlare come fanno i saggi. Ma le parole di Bepi Ros sono dense di significato. Con Urtain prima di salire sul ring  Bepi dice che aveva ripetuto a se stesso “ ci sono anch’io qua e vinse”. E sconfisse l’uomo che i giornali avevano tempo addietro fatto pensare ad un nuovo campione del mondo dei massimi. All’inizio della carriera il sollevatore di pietre aveva sconfitto per KO un numero impressionante di pugili, polverizzandoli nelle prime riprese. Poi il pugile Basco era stato sconfitto poco dopo la conquista dell’europeo dei massimi, aveva nelle sua mani dei macigni pesantissimi e stava diventando una leggenda quasi da eguagliare il campione Paulino Uzcudum, campione europeo e sfidante del titolo mondiale dei massimi contro il nostro Primo Carnera. L’incontro che disputarono a Roma divenne una grande leggenda del pugilato. Ma Urtain non affrontò Fraizer per il titolo, e divenne una tristezza nel farsi umiliare da un pugile Americano. In Italia Urtain non credo abbia mai combattuto; non me lo ricordo. Nella sua carriera affrontò alcuni pugili italiani che sconfisse con qualche verdetto forse troppo generoso, e mi riferisco a Dante Canè e al pugile di Pesaro Adriano Rosati. Proprio Adriano Rosati si guadagnò in Spagna una grande popolarità sconfiggendo il campione di Spagna Casimiro Martinez, e poi affrontò Urtain. Bepi Ros ricorda che il pugile Basco si uccise a soli 49 anni e gli scappa una frase di pietà mista a commozione che si legge nel suo volto. Nel panorama della boxe di tanti anni fa, Bepi racconta che si allenò alcune volte con Benito Penna e altri pugili. Ogni tanto lo chiama la medaglia di bronzo alle olimpiadi Giorgio Bambini. L’uomo che incontrò George Foreman e ne venne sconfitto. Devo dire che in questi momenti di permanenza con Bepi Ros mi sento d’avere tra le mani un grosso pezzo di storia della boxe. L’uomo che ho accanto sfidò per il titolo europeo un inglese Joe Bugner e l’incontro si svolse a Londra. Bepi ricorda l’avvenimento come uno dei più toccanti della sua vita, gli Inglesi non lo avevano visto come un possibile problema per Bugner che si trovava proiettato ad affrontare Cassius  Clay, ma il pugile veneto di razza Piave come lo chiamano da queste parti, riuscì ad impensierire l’Inglese che dovette penare molto per sconfiggere il nostro pugile il quale perse l’incontro dopo una grande battaglia ai punti sulla distanza delle quindici riprese. Un incontro che venne trasmesso in televisione e che ebbe un commentatore che non lo elogiò per il combattimento che aveva fatto. Fu un incontro che trovò favorevole la stampa Inglese che elogiò il combattente venuto da lontano con la sua valigia di speranze. Bepi che ha avuto una vita solida, vive a Susegana  con la moglie e le due figlie che gli vogliono bene. La salute magari non lo aiuta sempre, ma la dolcezza dei suoi occhi un tempo guerrieri lo fa risultare ancora e per sempre un uomo che ha avuto gloria e onore e che si gode la vita tra i ricordi di un passato che è sempre presente e lo sarà per tutti quelli che lo hanno applaudito. Bepi, lasciandoci, ha ricordato un suo amico che lo aveva seguito sempre con affetto e che è morto.  Mi sono permesso di invitarlo a Motta di Livenza affinché possa visitare la Basilica dei Miracoli, nostro orgoglio, dove comparve la madonna ad un contadino Giovanni Cigana nel 1510. Quest’anno abbiamo festeggiato i cinquecentoun anni dall’apparizione. Bepi e la consorte e naturalmente la famiglia intera saranno miei ospiti e farò vedere loro il capitello della Sacra Famiglia che ho fatto costruire vicino alla mia casa. Saluto il campione dei pesi massimi di un tempo, con un abbraccio, non negando a me stesso e all’amico Disma il poeta che mi accompagnava la mia commozione. Mentre tornavo a casa il poeta mi ha detto che scriverà una poesia su questo pugile così sensibile e buono. La bontà che viene dal cuore è una rara verità e il pugilato è e sarà sempre una grande famiglia ispirata ad un quieto cameratismo umano. I pugili non hanno odio nel cuore, sanno aiutare quelli che soffrono. In macchina, mentre inghiotto chilometri  e chilometri e guardo dal finestrino la bella campagna veneta e osservo i capitelli che, nella zona dove abita Bepi Ros, sono incantevoli. Proprio lui ne ha uno davanti alla sua casa e credo si rechi a pregare e venga recitato il rosario, come si fa dalle nostre parti, nel mese della Madonna a maggio. Mentre faccio ritorno  a casa decidiamo di fermarci a mangiare in una trattoria, dove si mangia bene. Il cibo aiuta sempre l’anima del pellegrino, specialmente nel caso mio e del mio caro amico poeta sensibile alla cucina come non mai. Un piatto di trippe allieta la tavola e il vino rosso scorre nei bicchieri che è una meraviglia, la vita è davvero una strana faccenda. Siamo felici dell’onore che abbiamo avuto vedendo il nostro idolo Bepi Ros. In questa trattoria mi dicono che ogni tanto viene il fratello di Bepi Ros che, se non sbaglio, si chiama Ernesto. Il fratello del campione è stato anche lui un buon pugile conquistando la categoria dei pesi medi e divenne campione italiano. L’oste, un distinto signore, dice che abita a poche centinaia di metri da quel luogo.  Sarebbe stato davvero bello incontrarlo, ma non è possibile. Il viaggio da compiere è ancora lungo e di lavorio da fare ne ho. Lasciato l’amico poeta mi trovo nello studio. Sono felice e, andandolo a trovare, ho reso felice il direttore di un giornale che mi aveva chiesto notizie sul campione. Il giorno dopo, assieme ad un amico fotografo e ad un mio cugino, mi reco a Reazzato, un paese vicino a Brescia dove si scriverà la storia del pugilato italiano. Questa sera verrà fatto l’incontro tra Paolo Vidoz detentore della corona italiana della massima categoria e lo sfidante, Matteo Modugno, un pugile giovane che  vanta nove vittorie e che cercherà di sfilare la cintura al campione. Un match che si preannuncia pieno di entusiasmo e che finalmente riaccenderà la fiaccola del pugilato in Italia. Sono nove anni che non si fa una sfida per il titolo. Non c’erano avversari per il gigante di Lucinico. Nel 2002 conquistò il titolo a Udine  contro un suo amico, Guni, e da allora siede sul massimo trono d’Italia. Nel frattempo, bisogna dire che conquistò la corona dei pesi massimi Europea con un incontro storico. Gli dissero che doveva combattere con soli cinque giorni di anticipo. Ricordo che ne parlò Signori dalle colonne del Giornale e la notizia trovò risonanza. Vidoz non si lasciò intimidire dal limite del tempo e accettò la sfida e ricordo come adesso la telefonata di un amico che mi annunciava la conquista del titolo. Ebbi un sussulto di gioia, paragonabile solo alla riconquista del titolo mondiale dei pesi  massimi ad opera di Clay contro il potente Foreman che crollò a terra, stecchito, con la bordata di Alì.  Il pugilato italiano venne onorato tra il 2005 e il 2006. Correva l’anno del centenario di Primo Carnera e il pugile Goriziano aveva fatto la sua parte. Lo vidi poi, anche lui, nella patria di Carnera in quel meraviglioso 2006. Vidoz che poi sul tetto d’Europa vi rimase un anno, ma combatté per il titolo europeo almeno nove volte. Nessun pugile è riuscito a fare altrettanto. La sua tenacia non fu spesso premiata da verdetti casalinghi come in Turchia e non spendo parole, altrimenti contravverrei a quello che rappresenta per me il pugilato. Poi XI nell’Enciclica “ Divini Illius Magistri “ del 31 dicembre 1929 assumono i toni di un verdetto illuminante e definitivo. Disse il Pontefice “ Noi non vogliamo biasimare ciò che può esservi di bene nello spirito di disciplina  e di arditezza, ispirato da questi metodici esercizi ginnici ( ….), ma soltanto ogni eccesso, come per esempio lo spirito di violenza che non deve affatto venir confuso con lo spirito di fortezza, ne col nobile sentimento del coraggio militare nella difesa della Patria  e dell’ordine pubblico”. Nel pugilato italiano ho sempre trovato uno spirito nobile e un ambiente che mi ha fatto conoscere tanta gente legata dalla passione con una buona dose di correttezza. Paolo Vidoz lo ho sempre visto come un uomo di coraggio, legato  a principi di vera nobiltà. La simpatia è la carica che più di tutte  riesce a mettere assieme un uomo come lui. La simpatia che ce lo fa amare e che ci dona, la forza più grande. Tutti sapranno che il buon Paolone, come spesso lo chiamano,  ha adottato tre meravigliosi bambini che hanno allietato la sua vita dimostrando una grande generosità e umanità, onorando anche in questo modo la boxe. Mentre con i miei amici raggiungo Rezzato si fa tappa in un Agriturismo della zona. Un Agriturismo che è stato aperto da soli 10 giorni. E’ il destino che ci porta in quel luogo, dove l’oste ha sei asini di razza che alleva e che allietano il viandante , con il loro richiamo una carezza della vita , quel raglio d’asino. Non si può non pensare all’asinello considerando che tra meno di dieci giorni c’è il Santo Natale e in tante famiglie la statuina del bue e dell’asinello verranno messe nel presepe. Quanti asinelli verranno maneggiati da mani felici e solo Dio sa la festa. L’asino oltre a essere stato assieme  al bue nella nascita di Gesù era l’animale con cui Gesù si spostava, basti pensare alla fuga in Egitto. La dolcezza degli animali dell’oste ci conforta, quasi a fare un gemellaggio con le asinelle della mia stalla. Cosa che può realmente accadere in futuro. Davanti a  un piatto di tortellini alla zucca noi viandanti con la meta della boxe ci fermiamo e rimaniamo estasiati dal condimento e dalle costicine e per un momento mi sento come Gianni Brera e vorrei poter possedere la sua penna per descrivere la prelibatezza del pranzo. Il vino, come tutto il resto, è di produzione dell’oste. Il silenzio ci conquista e la fame diventa la nostra maestra.  Il pranzo è lungo e piacevole, la pioggerellina di questo dicembre è sempre presente, come un velo di una sposa. L’aria umida mi entra sulle ossa, ma oggi è un giorno importante che il pugilato nazionale aspetta da anni. Arriviamo a Rezzato e ci dirigiamo subito alla palestra del paese dove si svolgerà l’incontro tanto atteso. Davanti alla palestra  si trova un camioncino di quelli che vendono panini, il profumo del cibo ci segue misto alla pioggia. Verso le sei arriva Matteo Modugno, un gigante. E’ alto come Carnera e pesa un chilogrammo in meno di lui, 127 chili. L’altezza è simile. Anche da lontano lo si nota. E’ davvero grande. Le spalle e i muscoli di questi mesi di sacrificio si vedono scolpiti nel suo fisico asciutto e si notano i suoi 24 anni e la freschezza di un giovane che, se non avesse tirato di boxe, di sicuro avrebbe avuto un futuro come giocatore di pallacanestro. Ma ringraziando Dio ha scelto uno sport più duro e uno sport di quelli in cui conosci il dolore e la sofferenza per emergere. Il ferro diventa acciaio se lo si batte, mentre lo vedo penso al mese d’agosto quando lo vidi combattere a Tuscolano Maderno, è cambiato è diverso. Le ore di palestra che ha fatto con il suo allenatore le ha nei muscoli, come una macchina i chilometri. L’allenamento per un pugile è fatto anche di tanta corsa. Penso al film Rocky, al suo personaggio che si alzava presto. Comunque senza sacrificio non si arriva lontano. Salutandolo gli chiedo un autografo su un paio di guantoni, farò mettere anche la firma di Paolo Vidoz, un ricordo che mi piace avere di questa giornata storica. La storia del pugilato è fatta anche di ricordi e di accadimenti da raccontare. Posso sempre dire che in quel giorno speciale io c’ero  e ho assistito ad un evento particolare. Matteo Modugno è gentile nei miei confronti e lo si nota dal suo portamento. E’un ragazzo semplice, lo chiamo un ragazzo perché mi viene in mente che potrebbe essere mio figlio. Un figlio che mi supera di sette centimetri e questo mi sarebbe spiaciuto. Matteo è tranquillo, almeno così mi appare, mi dice che ha letto l’articolo dei guantoni di Tuscolano Maderno e mi fa felice. Quel racconto di quella giornata storica dove ebbi i suoi guantoni, con dedica, momenti irripetibili di entusiasmo. Scorre il tempo e gli dico che quel racconto e quello che succederà oggi lo farò entrare in un libro che uscirà e anche lui diventerà uno dei miei personaggi, un pugile che mi piace. Mi allontano da lui e lo lascio stare non vorrei che si  innervosisse. Credo che la boxe, prima di un incontro sia come sostenere un esame all’università. Il momento prima e la concentrazione sono davvero drammatici, il pensiero e tutta la forza di uno studente è in quella materia, e nel caso del pugile è messo in quella situazione delicata che è la vita del ring. Mi aggiro a parlare con la gente. Incominciano a vedersi i tecnici, arriva il grande campione Nino Benvenuti che pare un ragazzo con l’aria del gentiluomo, lui un pugile che ha dato soddisfazione all’Italia, riempendo il nostro sport di soddisfazioni. Proprio qualche giorno fa è venuto a trovarmi un uomo, che parlando di Benvenuti lo ricordava da ragazzo che giocavano assieme. Il tempo pare non sia  passato e me lo immagino da giovane, mentre corre con i suoi amici in Istria. mentre mi accingo a prendere qualche appunto sul mio diario di bordo arriva il campione d’Italia Paolo Vidoz. Allegro come sempre,  nel suo cuore c’è solo lui, e non posso nascondere che lo vedo appesantito forse un po’  meno degli ultimi incontri di Manzano  e Monfalcone. Vidoz ha il volto allegro e sorridente è un navigato del ring, ha visto molti posti del mondo grazie al pugilato, possiede una valigia di ricordi. Ha già scritto un libro – i cani del ring – molto  bello ma starei con lui volentieri una settimana a scrivere della sua vita, del mondo che ha visto, senza nulla togliere a quello che ha già scritto. Mi soffermerei sui posti, che ha visto , sulle persone che ha incontrato. La vita dilettantistica, la famiglia del pugilato nazionale, e tutta quella gente che si incontra dentro e fuori le corse del ring. Quante facce sono passate davanti a lui, quanti mondi. Gli invidio d’aver girato il mondo con i guantoni nel sacco, magari se avessi combattuto come lui, mi sarei trascinato  dei quaderni dove annotare i particolari della vita, e le persone. Il libro che scriverei con Vidoz, racchiuderebbe quell’America che ha incontrato, combattendo come un Rocky. Una parentesi difficile che sottolinea una condizione di solitudine assoluta, che merita davvero d’esser letta. Il pugile che combatte fuori dal suo paese è solo e ha mille avversari, ma Vidoz è un combattente nato e cresciuto, ma non è privo di cuore, ha sofferto e ha compreso la realtà dell’America. Se fosse rimasto in Europa, magari in Germania forse le cose sarebbero state diverse, ma è difficile dirlo. Ho parlato con lui prima del match, gli ho fatto firmare i guantoni come si conviene per il mio libro ricordi. La sua firma è come una scarica d’acciaio. Molto del suo tempo prima del match lo ha passato salutando la gente e usando quella allegrezza che gli si conviene sempre. Vidoz ha sempre quella battuta che gli esce spontanea in qualsiasi momento della vita. Ama far sorridere la gente e di questi tempi il bisogno di sorridere è davvero tanto, le facce in giro per l’Italia nutrono solo il malcontento, e si ha paura. Ma un pugile , un uomo del ring non ha paura non può temere. Il coraggio è la spada per farlo diventare un gladiatore. Lascio Vidoz dopo aver fatto una foto con lui, gli voglio bene e gliene ho voluto in tutti questi anni. Ci conosciamo e ogni volta che ci capita di incontraci è sempre una festa. Lo ho sempre messo nei miei libri, ma ho paura che non mi legga, forse pensa che non occorre scrivere, sarà dura poter convincerlo a combattere con un libro, da scrivere ma nulla è impossibile nella vita volere potere. Prendo posto lungo il  bordo ring e vedo che il momento tanto aspettato sta per giungere. I riflettori si accendono e scendono i gladiatori, il primo ad entrare è lo sfidante Matteo Modugno, e viene salutato dal pubblico, poi è la volta di Paolo Vidoz che è vestito da cuoco con il berretto in testa. Dopo l’inno di Mameli cantato assieme dal pubblico, inizia il match. Dopo una prima ripresa iniziata davvero felicemente per lo sfidante, si intuisce subito che il campione italiano ha qualcosa che non va. Paolo si è presentato sul quadrato con centotrenta chili di stazza. Solo tre anni prima era ad assistere  al Pallalido all’incontro con Skelton e pesava solo 108 chili, potrei sbagliarmi ma non credo. Il pugile si presentava forse troppo magro ma i cento trenta chili si sentono molto. Devo dire che in cuor mio ho sofferto per l’amico Paolo, nel vederlo incassare delle grandi bordate che Matteo gli scagliava contro. Ho sofferto per tutto l’incontro nel vedere la fatica che Paolo faceva, gli mancava spesso il respiro e poi la ferita. Il gladiatore del ring era stanco ed esausto e lo si vedeva a vista d’occhio. La sua carica di simpatia trasbordava dagli occhi, nella sofferenza la tenacia di Paolo è venuta fuori. La gloria che Paolo ha dato al pugilato è davvero tanta e nessuno gli toglierà quella gloria che ha accumulato. L’incontro è finito ai punti e a vincere è stato il Carnera di Parma, mi voglia perdonare non riesco a chiamarlo grissino. Matteo è un pugile vero e credo farà strada la vittoria con una avversario che è stato campione Europeo della massima categoria è un biglietto da visita. La gloria che si è guadagnato sul ring lo ha dimostrato. L’incontro è stato vinto ai punti, e gli arbitri sono stati molto d’accordo nel verdetto. nel volto di Paolo i segni della sconfitta si vedevano, la battaglia è stata dura e ai pugni non ci si abitua mai. Le braccia di Vidoz questa volta non erano dirette al cielo ma la corona di re la ha ancora. Una massima diceva che “ Re è colui che nulla teme”, Paolo non ha avuto paura di affrontare questo combattimento arrendendosi al tempo e ai malanni fisici. Ho visto la felicità di Matteo e della sua famiglia che reputo di cuore buone persone, che nella vita pugilistica hanno l’orgoglio d’aver dato un figlio allo sport. Il nome di Matteo verrà inserito dopo di quello di Paolo Vidoz. Il passaggio delle consegne è avvenuto, e nel cuore di Paolo e di Matteo sono sicuro che correrà della grande amicizia. Quella amicizia che si trova dopo il match. Il pugilato è e resta uno sport nobile. La sera scendeva e la pioggia non ha smesso di dare il suo contributo. Prima di andarmene ho salutato Paolo e ho salutato il gigante Carnera spero mi legga un giorno perché anche a lui voglio bene e auguro un futuro denso di gioie sia pugilistiche sia di vita. Di sicuro Matteo diventerà un pugile che onorerà i ring italiani ed europei e sono convinto che si cingerà di una corona europea, quello che si è visto  a Rezzato è davvero buona cosa. Con un allenatore atomico come quello che ho visto all’angolo le soddisfazioni non gli mancheranno. L’unica condizione “ vince sempre chi più crede e chi più a lungo sa patire “.  La gloria acuisita   sul  ring ,caro Paolo, non si estingue mai e si perpetua  , probabilmente ora avvolgerà anche Matteo  ,la sua famiglia e tutti i tifosi.  Grazie a  Matteo e Paolo