NonSoloBoxe

Parigi, 17 maggio 2006. Piove. L’aria è elettrizzante. Quella sera a Saint Denis c’è in programma la finale di Champions League.

In campo il favoritissimo Barcellona, del pallone d’Oro Ronaldinho, e l’Arsenal, pieno zeppo di francesi.

Il Barcellona è sicuro di sé. I catalani hanno rivinto la Liga ed in semifinale hanno eliminato il Milan. L’Arsenal arriva a Parigi dopo aver eliminato nei quarti la Juventus e in semifinale il Villareal, grazie al gol di Kolo Touré. Per i Gunners la finale con il Barcellona è l’appuntamento con la storia, che segue due stagioni sfavillanti. Nel 2004 l’Arsenal, per la terza volta negli ultimi sette anni, ha vinto la Premier League. Quel successo è uno dei più belli di sempre perché i Gunners non persero mai una partita. Henry e compagni sono passati alla storia come gli invincibili. Nel 2005 l’Arsenal vince ai rigori contro il Manchester United per la decima volta la FA Cup. Nella sua stanza d’albergo guarda il cielo di Parigi il grande protagonista di quei successi: Thierry Henry, che nella sua città ha vinto i mondiali del ’98 e, che sperava di vincere l’unico trofeo che gli mancava.

Quella sera un miliardo di persone vede una splendida finale. L’ Arsenal parte fortissimo, ma al 18’ la partita cambia. Splendido pallone in verticale di Ronaldinho per Eto’O, che viene steso al limite dell’area da Lehmann. L’arbitro estrae il cartellino rosso per il portiere tedesco. Wenger toglie uno dei tanti francesi Robert Pires, nato a Reims, terra dello Champagne. Per l’Arsenal in quella finale non ci saranno bollicine. Inizia un’altra partita. Il Barca traccheggia, gestisce la partita, consapevole della sua forza e del vantaggio di un uomo per più di settanta minuti! I Gunners soffrono, il gol degli azulgrana sembra vicino, ma al 33’, uno dei due inglesi dell’Arsenal, Sol Campbell con un colpo di testa porta i suoi in vantaggio!

Nella ripresa il Barcellona schiaccia gli avversari Nel giro di pochi minuti in tre occasioni il pareggio è ad un passo. L’Arsenal si difende, resiste e in contropiede cerca il raddoppio. Proprio Henry ha la chance di chiudere la partita. Titì scappa si porta davanti a Valdes, ma é stremato e calcia addosso al portiere. Fabregas è cottto e lascia il campo, al suo posto entra il marsigliese Flamini. Rijkaard inserisce prima Larsson (le punte diventano quattro) e poi a sorpresa Juliano Belletti, esterno difensivo brasiliano.

Al 77’ grande giocata di Larsson. Lo svedese serve un pallone meraviglioso ad Eto’O che non perdona ed insacca, I Gunners devono difendere il pareggio. Ma dopo appena quattro minuti sale in cattedra ancora Larsson che regala un assist delizioso a  Juliano Belletti. Il brasiliano con un bel diagonale batte Almunia. Manca poco, pochissimo, l’Arsenal ci prova con il fumoso Reyes, che dovrebbe aiutare Henry, ma l’enfant du pays non ne ha più, per i Gunners non c’è più niente da fare. Il Barcellona vince per la seconda volta la Champions League.

Meno di due mesi dopo Thierry Henry è in campo nella finale dei Mondiali a Berlino. Stanchissimo lascia il campo nel secondo tempo supplementare. L’Italia vincerà ai rigori per la quarta volta i Mondiali.

Le due finali perse sono per Henry un macigno enorme. L’Arsenal ne paga le conseguenze. La stagione 2006/ 2007 è deludente. I Gunners arrivano al quarto posto,  in Champions si fermano agli ottavi. In FA Cup i londinesi sono sconfitti dal Blackburn di Mark Hughes. L’Arsenal è allo sbando anche, o soprattutto, perché Henry non c’è. Non c’è con la testa Henry, che, a cavallo tra un anno e l’altro, resta fuori addirittura due mesi. Non riesce a giocare, si parla di depressione. Alle delusioni calcistiche si aggiungono problemi sentimentali. In quell’anno l’Arsenal arriva in finale in Carling Cup, l’avversario è il Chelsea, dello Special One. Henry è ancora fuori. A Cardiff la fascia di capitano finisce, per la prima volta, sul braccio di Kolo Touré. I Gunners segnano subito, il Chelsea trova il pareggio nel primo tempo e nel finale segna il gol del 2-1. Nell’estate del 2007 Henry, il giocatore che ha segnato più gol di tutti con la maglia dell’Arsenal, passa al Barcellona. Una tragedia sportiva per tutti i tifosi dei Gunners. Cambia la vita di Henry, che si separa dalla moglie, cambia la storia dell’Arsenal. L’ombra di Henry si sente, e non potrebbe essere altrimenti. Non si può dimenticare chi ha fatto la storia.

Wenger deve scegliere il nuovo capitano. In ballottaggio Kolo Touré e William Gallas. La discendenza francese prosegue, dopo Vieira (l’ultimo ad alzare un trofeo) ed Henry viene scelto William Gallas nato lo stesso giorno, lo stesso mese e lo stesso anno di Henry ( 17 agosto 1977 ). Da un parisien ad un altro. L’Arsenal si sa è terra di Francia.

I bookmakers non hanno fiducia nei Gunners, che non hanno più il loro miglior calciatore. Gli esperti vedono la squadra di Wenger al massimo al quarto posto. L’Arsenal, che nel mercato estivo ha preso il brasiliano naturalizzato croato Eduardo, parte forte in campionato. L’avvio stentato del Manchester United e le difficoltà del Chelsea, che liquida Mourinho, sono un ottimo aiuto per i Gunners che, da imbattuti, restano allungo al comando. Il sogno di vincere dopo quattro anni la Premier è vivo. Adebayor segna a raffica, Fabregas delizia tutti gli appassionati. L’Arsenal è bello e pure vincente. Ma tristemente tutto deve finire.

Il 23 febbraio 2008 l’Arsenal gioca in casa del Birmingham. Al 2’ un intervento killer di Taylor manda al tappeto Eduardo e l’Arsenal. L’intervento scomposto porta alla rottura di tibia e perone per l’attaccante croato. Le immagini che vedono dal vivo i calciatori sono scioccanti. La regia inglese non inquadra mai Eduardo. Il capitano Gallas si pone sulla linea di fondo campo, Fabregas appena vede il fallo inizia a piangere, e non è il solo. Quando la partita (dopo un quarto d’ora) riprende l’Arsenal ha la testa da un’altra parte. Il Birmingham chiude il primo tempo in vantaggio. Nella ripresa si sveglia Theo Walcott, che segna i primi gol con l’Arsenal, dopo due anni! Nei minuti di recupero Clichy commette un ingenuo fallo in area, il Birmingham pareggia dal dischetto. Il sogno dell’Arsenal finisce lì. Arrivano sette match senza vittoria, arrivano le prime sconfitte, a marzo! A Bolton, campo ostico, i Gunners si risvegliano rimontano due gol, con l’uomo in meno, ma è troppo tardi. La Premier League è del Manchester United.