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Vorrei che l’ 8 marzo non fosse solo il giorno delle mimose:

Certo è’ la festa della donna e molte saranno omaggiate dai loro compagni e dai loro cari con mimose o altri regali. Si coglierà solo l’aspetto più superficiale di questa giornata dedicata alle donne, dimenticando che la si celebra per ricordare sia le conquiste sociali, ma anche le discriminazioni e le violenze cui sono ancora oggetto.  L'ormai tristemente celebre caso di Elena Cestie, la casalinga di 37 anni misteriosamente scomparsa ad inizio gennaio 2014 ma ritrovata ormai cadavere 9 mesi, ha avuto purtroppo la soluzione più prevedibile ma inquietante: a commettere l'ennesimo omicidio nei confronti di una donna sarebbe stato il marito Michele Buoniconti.  Il movente per l'efferato delitto sarebbe la gelosia morbosa dell'uomo verso la donna, colpevole ai suo occhi di essere infedele ma senza prove certe :una "donna infedele", "dannosa e pericolosa", che andava "raddrizzata" da quello che emerge dalle conversazioni tra l' uomo ed i suoi figli vittime inconsapevoli dell' ennesima violenza familiare.  Questa ennesima violenza  va ad aggiungersi ai casi troppi avvenuti in questi anni in Italia, un' escalation di brutalità nei confronti del genere femminile ormai intollerabile in un paese che vorrebbe dirsi civile. L’Italia è uno dei paesi in cui questa piaga è maggiormente presente, tuttavia la presenza di un sempre maggior numero di donne che si occupano  in parlamento di questi temi ci fa sperare in un cambiamento. Tra le deputate più attive c’è sicuramente  Michela Marzano, stimata filosofa ed autrice di diversi libri con al centro la figura femminile.

Tra i suoi saggi/articoli più importanti ricordo uno  quanto mai attuale, seppur scritto nel 2010, dal titolo emblematico " Perché gli uomini uccidono le donne", nel quale la studiosa cercava di spiegare un fenomeno che non aveva raggiunto il suo apice:  "Si continua a chiamarli delitti passionali. Perché il movente sarebbe l'amore. Quello che non tollera incertezze e faglie. Quello che è esclusivo ed unico. Quello che spinge l'assassino ad uccidere la moglie o la compagna proprio perché la ama[....] Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all'uomo, tanto più l'uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento. Grazie ad alcune inchieste sociologiche, oggi sappiamo che la violenza contro le donne non è più solo l'unico modo in cui può esprimersi un pazzo, un mostro, un malato; un uomo che non proviene necessariamente da un contesto sociale povero e incolto. L'uomo violento può essere di buona famiglia e avere un buon livello di istruzione. Poco importa il lavoro che fa o la posizione sociale che occupa. Si tratta di uomini che non accettano l'autonomia femminile e che, spesso per debolezza, vogliono controllare la donna e sottometterla al proprio volere. Talvolta sono insicuri e hanno poca fiducia in se stessi, ma, invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei propri fallimenti. Progressivamente, trasformano la vita della donna in un incubo. E, quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la cercano, la minacciano, la picchiano, talvolta l'uccidono. Paradossalmente, molti di questi delitti passionali non sono altro che il sintomo del "declino dell'impero patriarcale". Come se la violenza fosse l'unico modo per sventare la minaccia della perdita. Per continuare a mantenere un controllo sulla donna. Per ridurla a mero oggetto di possesso[....] Ma, per amare, bisogna anche essere pronti a rinunciare a qualcosa. L'altro non è a nostra completa disposizione. L'altro fa resistenza di fronte al nostro tentativo di trattarlo come una semplice "cosa". È tutto questo che dimenticano, non sanno, o non vogliono sapere gli uomini che uccidono per amore. E che pensano di salvaguardare la propria virilità negando all'altro la possibilità di esistere"

Parole che risuonano come profetiche dei delitti che sarebbero avvenuti negli anni successivi, ma allo stesso tempo la Marzano fa una radiografia del cosiddetto maschilista del nuovo millennio, un uomo all'apparenza integrato ma capace di scatenare contro la "sua" donna  la violenza maschilista e misogina che è stata per troppi anni difesa  da una società patriarcale fatta da tanti piccoli Barbablù o Landrù in sedicesimi, incapaci di arrivare certo all'omicidio ma capaci di violenze fisiche e psicologiche verso le loro mogli o compagne. Ricordo tanti “commenti” cattivi apparsi nei giorni e mesi seguenti, uno soprattutto molto maschilista e meschino. E non vale la pena citarlo per mostrarne l’infimo livello.

I commenti che invece vorrei citare sono altri, ma riguardano un’altra vicenda con protagoniste due giovanissime donne, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze tenute in ostaggio in Siria per ben 5 mesi e mezzo e poi liberate lo scorso 15 gennaio dietro un probabile pagamento di un riscatto da parte del governo italiano. Ma non è su questo che vorrei soffermarmi ma sull’accanimento misogino subito da entrambe:  attaccate  prima dai giornali, poi sbeffeggiate pesantemente sui social network dove si ironizza su un loro presunto ingrassamento(pare che i nutrizionisti consiglino giusto un rapimento per acquistare peso..)  e dulcis in fundo accusate da un tweet  a firma Maurizio Gasparri di aver avuto rapporti sessuali consenzienti con i loro rapitori. La sua fonte? Google. Come se fosse  la cosa più naturale del mondo poter infangare due persone e poi nemmeno dimettersi, al contrario del cantante Battiato messo alla gogna per aver dato, in senso lato, delle puttane ad alcune parlamentari. Come dire che ci sono donne e donne in questo strano paese, ad alcune bisogna rivolgersi con un “Signora Presidente”  di qualunque cosa preferendo la forma alla sostanza, mentre ad altre la casta maschile può, tranquillamente, sputare, infangare, violentare ed infine uccidere. Con i gesti e le parole.

Oggi è stato il giorno delle mimose, e molti uomini si “laveranno” la coscienza in questo modo, ma più che una mimosa basterebbe riconoscere alle donne quei diritti che si sono conquistate in questi anni.