Una sfinge nel deserto - di Matteo Biancareddu
Dal 2 luglio 2011, la divisione dei pesi massimi ha un re assoluto e indiscusso. Il trentacinquenne ucraino Wladimir Klitschko, battendo largamente ai punti il trentenne inglese David Haye, ha unificato i titoli IBF, WBA, WBO e IBO della categoria, imponendosi quale unico campione del mondo. Il suo predominio diverrebbe un autentico monopolio con l’annessione supplementare del titolo WBC, unica cintura assente dalla sua collezione; ma anche questa corona cinge la fronte di un Klitschko, essendo ben salda sul capo di Vitali – fratello maggiore di Wladimir. Negli ultimi sei anni, nessun rivale ha scalfito l’egemonia familiare dei Klitschko: altri pugili hanno variamente detenuto un qualche titolo di sigla, ma nessuno lo ha conquistato a spese di uno dei due fratelli. In questo periodo di tempo, Vitali e Wladimir hanno messo a ferro e fuoco l’intera categoria, radendola letteralmente al suolo. I migliori avversari possibili sono stati liquidati in modo inappellabile, né all’orizzonte si profilano rivali in grado di reggere il confronto. La penuria di sfidanti credibili suggerirebbe un duello in famiglia, ma i Klitschko hanno promesso alla propria madre di non cimentarsi in alcuno scontro fratricida; anche per questa ragione, la divisione dei pesi massimi pare destinata a languire in uno stato di impotente, remissiva acquiescenza. L’unico motivo di curiosità e divertimento sono gli sforzi profusi dai critici per riconoscere ed eleggere il migliore tra i due fratelli. In questa sede, si ritiene con convinzione che Vitali sia in effetti il più forte, poiché ha sempre dimostrato una solidità fisica e temperamentale che è spesso venuta meno a Wladimir. Per questa ragione, la storia in oggetto è quella di Vitali Klitschko.
Il 26 giugno 1999, il campione europeo Vitali Klitschko sfida il ventisettenne inglese Herbie Hide, detentore del titolo mondiale WBO. L’incontro si chiude già al secondo round, quando Hide si arrende alla palese superiorità fisica dell’avversario. Klitschko diventa così campione mondiale per la prima volta, ma il suo regno sarà di breve durata. Il 1° aprile 2000, infatti, Vitali Klitschko cede la cintura al ventinovenne statunitense Chris Byrd, ritirandosi per una lussazione alla spalla dopo aver dominato i nove round disputati. La resa consegna il pugile ucraino a un fuoco incrociato di maligne speculazioni circa la sua tenuta temperamentale. In realtà, l’infortunio viene debitamente riscontrato e certificato, riducendo così a mere illazioni le congetture formulate sulla sua effettiva incidenza. Mentre Vitali riparte dalla riconquista del titolo europeo contro il tedesco Timo Hoffmann, Wladimir Klitschko vendica il fratello dominando Chris Byrd. La vittoria vale al minore dei Klitschko la conquista della prima cintura iridata. Vitali, nel frattempo, riavvia pazientemente la propria ascesa, battendo tra gli altri quel Ross Puritty che inflisse la prima sconfitta in carriera a Wladimir. Dopo aver superato il veterano Larry Donald in un incontro di eliminazione per il titolo mondiale WBA, Vitali Klitschko ha l’opportunità di tornare a combattere per una corona iridata; non quella della stessa WBA, bensì la cintura del WBC. Il detentore del titolo è il trentasettenne Lennox Lewis, pluridecorato campione inglese di origine giamaicana. Lewis rientra certamente tra i migliori pesi massimi dell’era pugilistica moderna, ma è ormai prossimo alla fine della propria gloriosa carriera. Il match contro Klitschko sarà infatti l’ultimo; vincendolo, il pugile britannico si inserirebbe alla terza posizione nella classifica dei pugili più anziani che abbiano difeso con successo un titolo mondiale dei pesi massimi, piazzandosi alle spalle dell’inarrivabile George Foreman e di Jersey Joe Walcott. Anche per questo motivo, una vittoria su Vitali Klitschko sarebbe il sigillo ideale di una carriera maestosa, che ha visto il pugile di Londra superare ogni singolo avversario affrontato. Le sole due sconfitte riportate sono state vendicate in modo netto; l’unico pareggio, registrato nel primo incontro con Evander Holyfield, è stato corretto in una vittoria nel secondo match. Per un decennio esatto, Lennox Lewis ha imposto la propria legge sull’intera categoria, giungendo fin quasi ad annoiarsi per la mancanza di rivali competitivi. La sottostima degli avversari, coniugata con l’alta considerazione di sé, è costata i tonfi contro Oliver McCall e Hasim Rahman, due pugili ben distanti dal livello tecnico di Lewis. Ad ogni modo, il pugile britannico ha sempre rimediato ai propri errori in modo più che convincente, comprovando la natura episodica di tali intoppi. Il 21 giugno 2003, Lennox Lewis sale sul ring dello Staples Center di Los Angeles dopo un lungo periodo di inattività: l’ultimo incontro disputato risale all’8 agosto 2002, quando il campione inglese ha battuto per K.O. all’ottavo round un Mike Tyson ormai ridotto alla caricatura di se stesso. Di fronte allo statuario Vitali Klitschko, il fisico scultoreo di Lennox Lewis appare piuttosto abbondante nei fianchi. Tale impressione trova un riscontro nel peso fatto registrare dal pugile britannico: i 116 chili e 300 grammi denunciati sulla bascula segnano il massimo livello di peso mai raggiunto da Lewis. Per converso, Klitschko si ferma quattro chili sotto, pur essendo di sei centimetri più alto. Quando l’incontro ha inizio, la differenza in altezza viene subito erosa dall’enorme allungo di Lewis, la cui gittata è di dieci centimetri superiore a quella dell’allungo di Klitschko. Il pugile inglese aziona il jab con tempismo, padronanza e precisione, sbarrando spesso la strada alle avanzate dell’avversario. Nelle iniziative offensive, invece, il sinistro di Lewis è meno efficace: l’eccellente lavoro di gambe dello sfidante impedisce al campione di trovare la misura per il destro. Il modo in cui Klitschko convoglia il peso sul piede anteriore o su quello posteriore, conservando sempre un baricentro perfetto, è indice di una padronanza tecnica notevole. La maggiore brillantezza negli spostamenti consente a Klitschko di imporre la media distanza; ne consegue una lunga serie di scambi che si protrae per i primi tre round, giovando alla spettacolarità del match. In questi frangenti, il pugile ucraino anticipa spesso il rivale portando veloci colpi doppiati per linee interne. Lewis regge il confronto attingendo alle proprie risorse tecniche, ma appare in difficoltà dinanzi al ritmo tenuto dallo sfidante. Quantomeno, il campione inglese prova di avere un’ottima tenuta ai colpi, smaltendo con lucidità un paio di diretti destri al mento. Nei secondi iniziali del terzo round, Lewis imprime una svolta decisiva all’incontro: un suo improvviso attacco a due mani culmina in un pesante destro al volto, che ferisce seriamente l’avversario sopra l’occhio sinistro. Pur grondando sangue dalla ferita, Klitschko si batte alla pari con il rivale per le tre riprese seguenti. Gli ulteriori scambi di colpi aggravano la lacerazione, causandone una seconda meno seria all’altezza dello zigomo. Al termine del sesto round, l’arbitro interrompe opportunamente l’incontro, sancendo la vittoria di Lennox Lewis per K.O.T. A Vitali Klitschko resta l’amarezza di aver perso un match che lo vedeva in vantaggio di due punti nei cartellini provvisori dei tre giudici; ma, d’altra parte, il pugile ucraino scende dal ring con la consapevolezza di aver messo a dura prova il migliore dei pesi massimi.
(Il filmato di Viali Klitschko-Corrie Sanders)
Se Vitali deve digerire una cocente delusione, Wladimir è letteralmente in frantumi: tre mesi prima della sfida tra il fratello maggiore e Lennox Lewis, il più giovane dei Klitschko è stato travolto in due riprese dal trentasettenne Corrie Sanders, che lo ha così spogliato del titolo mondiale WBO. Già alla fine di quel match, Vitali Klitschko salì sul ring per fare presenti al nuovo campione i propri propositi di vendetta, ricevendo in risposta un ghigno beffardo. In realtà, anche Sanders è allettato dalla sfida, tanto da accettare di lasciare il proprio titolo per contendere al rivale la cintura vacante del WBC. L’incontro si disputa il 24 aprile 2004 sul già noto ring dello Staples Center. Il sudafricano Corrie Sanders è un picchiatore mancino di trentotto anni; il suo pugilato coraggioso e arrembante si nutre di un agonismo inestinguibile, volto alla ricerca dello scontro a viso aperto. Fin dall’inizio del match, Klitschko prova a tessere la propria trama tattica: data la guardia destra dell’avversario, il pugile ucraino porta il jab con uno spostamento verso sinistra, uscendo sulla replica del rivale per poi rientrare con il jab doppiato dal diretto destro. La strategia si dimostra efficace, ma rischia di naufragare miseramente sul finire del primo round, quando Sanders vince uno scambio incrociando il diretto destro dell’avversario con un micidiale gancio sinistro. Il fendente scuote paurosamente il pugile di Kiev, che viene sballottato da un capo all’altro del ring prima di essere messo al tappeto. L’arbitro non sanziona l’atterramento, valutandolo come un’improbabile caduta accidentale. Alla fine del round manca una manciata di secondi; troppo pochi perché Sanders possa ultimare il lavoro. Da buon picchiatore aggressivo, il pugile sudafricano gioca le proprie carte nei round iniziali, tentando di chiudere la contesa quanto prima possibile. Klitschko gestisce gli assalti dell’avversario con il movimento dei piedi, variando le traiettorie degli spostamenti per eludere le cariche; il pugile ucraino mostra anche una pregevole tecnica difensiva, tant’è vero che i temibili ganci mancini del rivale s’infrangono spesso sul guantone o sul braccio. Sanders, schiumando rabbia, conduce attacchi tanto veementi quanto disordinati, ma si sbilancia incautamente in avanti. Quando il picchiatore sudafricano va a vuoto, Klitschko rientra con colpi pesanti e precisi, che scuotono l’avversario senza tuttavia dissuaderlo dalla propria condotta aggressiva. L’effetto cumulativo di tali fendenti forza la generosa resistenza di Sanders, che si piega al pugile ucraino verso la fine dell’ottavo round. Con questo successo, Vitali Klitschko vendica il fratello Wladimir e diventa campione del mondo per la seconda volta.
Dopo la vittoria su Sanders, Klitschko batte per K.O.T. l’inglese Danny Williams, che crolla nell’ottava ripresa dopo essere stato atterrato quattro volte in precedenza. Questo successo resterà per lungo tempo l’ultimo nella carriera del campione ucraino: il 9 novembre 2005, il trentaquattrenne Vitali Klitschko annuncia la decisione di ritirarsi a tempo indeterminato dall’attività agonistica, motivando la scelta con la frustrazione generata dai recenti infortuni.
Passano addirittura tre anni prima che Klitschko torni a disputare un incontro ufficiale. L’11 ottobre 2008, il ritrovato campione ucraino sfida il ventottenne nigeriano Samuel Peter, campione mondiale dei pesi massimi per il WBC. Peter ha conquistato il titolo già di Klitschko battendo il russo Oleg Maskaev, che aveva a propria volta spodestato lo statunitense Hasim Rahman. Nel 2005, il pugile africano affrontò il minore dei fratelli Klitschko, perdendo l’incontro ai punti dopo aver atterrato l’avversario in ben tre occasioni. A quel match viene fatta risalire la rigenerazione di Wladimir Klitschko, suggellata dalla successiva riconquista di una cintura mondiale e culminata nella recente riunificazione dei titoli IBF e WBO. Anche nello sfortunato confronto con Wladimir, Peter ha comunque dimostrato di essere un combattente pericoloso, munito di una potenza non comune. Tuttavia, sul ring della O2 World Arena di Berlino, il campione nigeriano viene duramente regolato dallo sfidante in otto riprese di imperioso dominio. Presentatosi all’appuntamento con una forma fisica quasi improponibile, Peter è servito da sacco per il blando riscaldamento di Klitschko, che ha fronteggiato il rivale senza neanche tenere la guardia, martoriandolo con fendenti sciolti e puliti. La vittoria su Samuel Peter riporta il campione di Kiev sul percorso tracciato tre anni addietro, restituendogli quel titolo mondiale WBC cui aveva spontaneamente rinunciato.
Accomunato nella sorte allo sfidante che lo ha preceduto, anche il mancino cubano Juan Carlos Gomez cade sotto i colpi di Vitali Klitschko, chiudendo al nono round un incontro che lo ha visto in costante difficoltà. Il pugile caraibico è un combattente di valore, con un passato da dominatore nella divisione dei pesi cruiser. Sebbene le dimensioni del suo fisico siano conformi ai parametri medi della categoria, Gomez è apparso inadeguato al confronto con Klitschko. L’incolmabile vantaggio strutturale, valorizzato al meglio da una tecnica funzionale e rigorosa, rende pressoché intoccabile il campione ucraino, dandogli altresì modo di attaccare efficacemente senza correre rischi.
Ben più impegnativa si prospetta la difesa del titolo programmata per il 26 novembre 2009. Di nuovo sul ring dello Staples Center, Vitali Klitschko deve guardarsi dalla tracimante aggressività di Cristobal Arreola, imbattuto pugile californiano di ventotto anni. Arreola è un assalitore ostinato, abile nel portare pressione tagliando il ring e pericoloso negli scontri a corta distanza. Il suo fisico pingue ancorché imponente ne riduce fatalmente la velocità – che, tuttavia, risulta sorprendente sia nelle braccia sia nelle gambe. Fin dall’apertura delle ostilità, il pugile di Los Angeles cerca di accorciare la distanza, ma deve confrontarsi con i temibili colpi di sbarramento del campione. Klitschko prova a ruotare verso destra, volendo così uscire dal corridoio di avanzamento del rivale per poi rientrare con il destro incrociato; tuttavia, Arreola riesce a chiudere la traiettoria con apprezzabile continuità, costringendo l’avversario a invertire il senso della rotazione. Ad ogni modo, Klitschko si destreggia con padronanza anche in questa situazione, anticipando lo sfidante con il gancio sinistro in uscita e rientrando in controtempo con il destro. Curiosamente, Arreola tenta di accorciare senza oscillare sul tronco, finendo così per offrire un bersaglio piuttosto facile al campione. Non è certo improprio ritenere che la mobilità del californiano sia limitata – se non addirittura pregiudicata – dall’esorbitante massa grassa. Non avendo una soluzione alternativa per eludere i colpi di sbarramento, Arreola prova a portare i propri fendenti su quelli dell’avversario, rivelando un tempismo insospettato. Tuttavia, lo svolgimento del confronto rimane incanalato nel solco scavato da Klitschko, che inchioda sempre più spesso il volto di un rivale ormai stanco, sfiduciato e sofferente. L’interruzione di un incontro unidirezionale giunge propizia nel decimo round, risparmiando allo sfidante una punizione biblica. Klitschko mantiene il proprio titolo con il massimo agio, in barba alle previsioni che lo volevano esposto a rischi.
Seguono quattro difese della cintura davvero insignificanti: il non belligerante Kevin Johnson, l’inadeguato Albert Sosnowski, il commovente Shannon Briggs, l’infortunato Odlanier Solis non hanno arrecato il minimo disturbo alla serena supremazia del campione ucraino. Il prossimo sfidante di Vitali Klitschko sarà il trentaquattrenne polacco Tomasz Adamek, già campione mondiale nelle categorie dei mediomassimi e dei cruiser. Diversamente dagli attuali esponenti della divisione di peso maggiore, Adamek è un fuoriclasse autentico; ma inerpicandosi fino alla categoria dei massimi potrebbe aver sovrastimato le proprie risorse fisiche. Ad ogni modo, gli appassionati di boxe si augurano soltanto che il prossimo match di Vitali Klitschko sia finalmente una sfida equilibrata e combattuta, quali non sono certamente stati gli incontri più recenti.
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