Questa sera a San Antonio, Texas.
I figli di papà non sono mai stati simpatici e con più di una ragione. E' il caso di Julio Cesar Chavez Jr , anche qui con parecchie ragioni. Difficile infatti pensare che un altro pugile di buona qualità avrebbe avuto la strada spianata e gli aiuti importanti che ha avuto lui. Giovane professionista dapprima afflitto da un padre distante ma poi tornatogli vicino, Chavez Jr si è trovato affiancato da un manager importante, dall'allenatore più in voga del momento e gode dei favori di un ente mondiale che ha dimenticato da anni cosa sia la vergogna. Una carriera iniziata prestissimo, qualche possibile scivolone arginato proprio da certe amicizie che gli hanno salvato il numero 0 nella casella delle sconfitte, un titolo che non ha nessun senso nè logico nè morale visto che il vero campione del mondo dei medi è l'argentino Sergio Gabriel Martinez e non certo lui. Nel 2010 Chavez Jr, che ha adesso 25 anni, è stato preso in carico dal punto di vista tecnico da Freddie Roach che ne ha migliorato un'etica di lavoro non adamantina e diverse lacune difensive. A ben guardare però le vittorie su John Duddy, Billy Lyell, Sebastian Zbik e Peter Manfredo sono meno eclatanti di quanto alcuni hanno voluto scrivere. Con Duddy è stata una notevole zuffa ma dell'irlandese si conoscevano già i grossi limiti, Lyell è un pugile di seconda fascia, Zbik è un buon elemento ma se i nostri Spada e Della Rosa ci sono finiti sulla stessa linea dovrebbero trovarsi anche loro così in alto e il match con il tedesco Chavez Jr l'avrebbe perso in molti paesi. Da ultimo Peter Manfredo, più che altro un prodotto televisivo. Si sono fatte molte chiacchiere sulla possibilità di offrire al figlio d'arte un match con Martinez o con Saul Alvarez. Il primo nome sarà bene scordarselo almeno fino a quando l'argentino, che ha già 36 anni, non comincerà a declinare nettamente, un match con il secondo sarebbe invece una colossale promozione.
Una cosa buona c'è però, d'ora in poi non si scherzerà più e si comincerà già da domani sera all'Alamodome di San Antonio, Texas, dove Chavez Jr (44-0-1, 31 K.O.) incontra il connazionale Marco Antonio Rubio (53-5-1, 46 K.O.). Non che Rubio sia un fuoriclasse, fu distrutto in 9 durissimi round da Kelly Pavlik quando quest'ultimo era un vero campione del mondo non ancora attaccatosi con ostinazione alla bottiglia, ma è un uomo che per batterlo devi essere qualcuno. Forse penserete che siamo stati troppo duri con Chavez Jr ma nessuno nega sia un ragazzo dalle mani veloci e abbastanza pesanti, che abbia l'animo del combattente, che sia anche il favorito, ma è in realtà solo da domani sera che si vedrà quanto vera sia la sua nobiltà. Rubio ha 31 anni e un soprannome, "Veleno" , assai appropriato. e dalla sconfitta con Pavlik ha vinto sempre con 9 vittorie prima del limite su 10. E' vero, nemmeno i suoi avversari sono stati scelti fra i migliori del pianeta boxe, ma uno era quel David Lemieux che distruggeva tutti in poche battute ed è stato distrutto lui, e un altro quel Matt Vanda che ha portato due volte al limite delle 10 riprese Chavez Jr (prima della cura Roach) perdendo entrambe le volte ma la prima delle due con una split decision che ha fatto storcere qualche naso. Non ci si può mai fidare di uno che ha 46 vittorie prima del limite su 53 e che soprattutto ha dimostrato contro Lemieux di sapere aspettare con calma il momento giusto.
Non c'è alcun dubbio che Rubio pensi di ripetersi a San Antonio e non crediamo che a Chavez convenga farci puramente a cazzotti come contro un Duddy qualsiasi. Gli converrà invece usare l'arma della velocità, del movimento, dell'anticipo. Se sarà capace di uscirne alla grande sarà accolto nell'olimpo dei migliori pesi medi del momento. Non comunque il migliore, quello è e per ora resterà comunque Martinez.
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