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Professionisti italiani : "Ha da passà 'a nuttata"!...

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Nino_Benvenuti-Griffith2I ripetuti risultati negativi dei nostri pugili all'estero invitano ad amare riflessioni.


Solo chi ha almeno i capelli grigi può ricordare quando nelle arene d’Italia e del Mondo si alzava un grido d’incitamento che voleva significare tanto….

”NI-NO, NI-NO, NI-NO…”, a simboleggiare un po’ quell’epoca fantastica, fu la colonna sonora che accompagnò la carriera di Benvenuti, dalle Olimpiadi di Roma 1960 sino all’ultimo atto di Montecarlo, nel 1971, quando Carlos Monzon pose la parola “fine” ad un’avventura che è ormai leggenda.

Benvenuti-Griffith(Benvenuti-Griffith)

Ma tanti altri furono i nostri atleti che fecero rimbalzare, tra gli anni ’60 e ’70, per non parlare di tempi ancora più remoti, il loro nome da un angolo all’altro dei più importanti palasport e stadi d’allora, da S.Siro al Vigorelli di Milano, dal Madison Square Garden al Roland Garros di Parigi, dall’Eur di Roma a Copenaghen, da Tokio a Luna Park di Buenos Aires…

Si chiamavano Sandro Mazzinghi, Bruno Arcari, Carlo Duran, Carmelo Bossi, Sandro Lopopolo, Salvatore Burruni, Piero Rollo, Franco Zurlo, Fernando Atzori, Tonino Puddu, Elio Cotena, Giulio Rinaldi, Piero Del Papa, Tommaso Galli, Fortunato Manca, Bruno Visintin, Sante Amonti, Piero Tomasoni, Dante Cané, Bepi Ros, Vittorio Saraudi, Silvano Bertini, Remo Golfarini, i protagonisti di quegli anni d’oro, che qualcuno (pensate un po’!) si azzardava a chiamare “di crisi”!...E chissà quanti altri ancora mi sono rimasti nella penna…

Arcari(Bruno Arcari)

Pugili che se fossero attivi oggi, probabilmente avrebbero fatto incetta di tantissimi titoli internazionali e non di quelli “fantasiosi” ora quasi in vendita sulle “bancarelle” delle sigle dei cinque continenti, bensì di quelli mondiali; pensare invece che tanti di essi non ebbero neppure la soddisfazione di arrivare ad una sfida con la cintura iridata in palio e oggi, con tutto il rispetto, si vedono quelli che sarebbero stati modesti sparring-partner di allora cimentarsi ai massimi vertici e talvolta persino vincere!

Un lungo prologo ispirato dalla recente trasferta a Copenaghen di De Carolis, Langella e Vidoz, tutti e tre inesorabilmente sconfitti da verdetti cucinati con gli “aromi di casa”, ma finiti nella lunga lista dei nostri atleti che non riescono (quasi) mai a tornarsene a casa con un successo nella valigia, come ha avuto modo di ricordare alcune settimane fa il nostro Michele Pizzo, proprio in un’inchiesta sulle pagine di Boxeringweb, seppure di fronte ad avversari di modesto spessore.

Mazzinighi(Sandro Mazzinghi)

I motivi? Erano più bravi i pugili degli anni 1960/70?Certamente sì e di parecchio. Anch’essi, sia chiaro, se ne tornavano talvolta a casa con le "pive nel sacco", ma dopo aver affrontato rivali di altissimo livello e quasi sempre,ruberie a parte, almeno con la soddisfazione di aver loro tirato il collo sino all’ultimo secondo.
Erano più esperti? Certamente sì e di parecchio, dopo essersi forgiati in match sugli 8/10 round dagli esiti tutt’altro che scontati e aver rimediato non di rado anche brucianti ma formative sconfitte…Basti pensare che svolgevano regolare attività sui nostri ring pugili come Ted Wright, C.L Morgan, Robinson Garcia, Ernesto e Carlos Miranda, Freddie Mack, Renato Moraes, Charly Douglas, Charly “Bad News” Austin, Johnny Angelo e altri che valevano come (e spesso più) di tanti iridati contemporanei. E chi incontravano? Gli italiani…e senza alcun titolo in palio!
Ne sanno qualcosa gli appassionati, soprattutto di Roma, Milano e Bologna, che facevano esplodere le volte dei palasport nell’assistere a combattimenti dai contenuti tecnico-agonistici eccelsi, al termine dei quali non si alzava una cintura priva di reale valore, ma si era magari scalato un sofferto ed esaltante  gradino in quelle classifiche mondiali che a quei tempi erano incessabili per chi non aveva gli attributi giusti!

Carlo_Duran-Dori(Carlo Duran)

La crisi economica, che costringe i promoter ai salti mortali, a dover limitare l’attività e spesso ad ingaggiare a buon mercato, come nei saldi stagionali, atleti di modestissimo livello, non favorisce certo la crescita dei nostri ragazzi; inoltre, l’impossibilità di svolgere una REALE carriera professionistica per l’esiguità degli introiti, obbliga i pugili italiani a preparazioni abbastanza approssimative, limitandone ulteriormente le chance.

E’ come il gatto che si morde la coda: se i guadagni sono generalmente minimi, pochi sono gli atleti che svolgono regolare attività e se sono pochi, per non “rischiarli” aumenta l’iperprotettività degli addetti ai lavori, per cui essi giungono poi agli impegni difficili dopo estenuanti e inutili trafile contro fantasmi del ring, che non insegnano nulla, proprio nulla…

Addirittura, negli ultimi 2/3 anni, varie società professionistiche non sono in grado di affiliare i neo-prof o lasciano addirittura liberi gli atleti, perché impossibilitati a garantire loro una carriera regolare e remunerativa, per non parlare del fatto che sono spesso le stesse associazioni dilettantistiche a consentire di salire sul ring a torso nudo ai ragazzi usciti dalle palestre che li hanno formati, offrendo purtroppo un'ammirevole e sofferta manciata di euro.

Lopopolo(Sandro Lopopolo)

Giungere a battersi per la cintura tricolore, cosa apparentemente semplice, che cosa implica? Affrontare una lunghissima anticamera di 7/8 anni e superare come minimo la 3^, 2^, 1^ serie dilettanti e la 3^, 2^, 1^ serie professionisti, per poi giungere (forse) all’ambito traguardo e correre il rischio di trovarsi in mano, con i “famosi” termini d’asta di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, 3000 euro lordi se campione, 2000 se sfidante!

Di fronte ad una simile realtà, per quanto sommariamente trattata, non resta altro che andarsene all’estero a fare quello che si può per prendere quello che si può, in attesa di qualcosa di meglio…Prima o poi arriverà!

“Ha da passà ‘a nuttata!”…diceva Eduardo De Filippo.

 




 

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