
Dopo un 2009 difficilissimo, continua la lunga serie negativa dei pugili italiani all'estero -
Di Gualtiero Becchetti
Altri due pugili italiani sono rientrati la settimana scorsa dall’estero con le “pive nel sacco”, Alessio Furlan e Perla Bragagnolo, il che corrisponde ad essere stati accolti a Basilea in un modesto alloggio super-economico, aver percepito una borsa appena accettabile e avere pure subito una "turlupinatura" dalle giurie, rispettivamente contro Blas Miguel Martinez e Aniya Seki…
Un bel quadretto, non c’è che dire!
In maniera ben più dura per la débacle patita di fronte a Nathan Cleverly nella sfida europea dei M.Massimi, ha fatto seguito anche il mesto rimpatrio da Londra di Antonio Brancalion, il quale potrà consolarsi (molto parzialmente) del kot subito, almeno con la decorosa ricompensa intascata Oltremanica, benchè dopo il precedente rovescio del Giugno 2009 con Braehmer (kot al 1° round), ci sia da pensare che a 34 anni il “game over” non sia lontano…
Questi ragazzi erano stati preceduti solo di un battito di ciglia da Dario Cichello, sconfitto in 7 riprese da David Kosteki in Polonia, da Fabio Leggieri, superato da Oral in Germania, e dal trio De Carolis-Vidoz-Langella, “cornuti e mazziati” ad Aarhus, in Danimarca, dove il solo Welter torrese è riuscito a mettersi in valigia un pareggio quasi miracolosamente, quando si consideri il trattamento riservato dai giudici agli due italiani...
In sintesi, 8 match…7 sconfitte (2 per kot) e 1 pareggio.
Un “bottino” talmente “magro da preoccupare anche gli indomiti ottimisti…
Si potrà obiettare che alcune “fregature” hanno reso il panorama più fosco di quanto non sia effettivamente e che, se i nostri atleti vengono ingaggiati oltre i confini, è il segno di un buon livello tecnico-agonistico…
Si potrebbero aggiungere altre mille scuse campate in aria e altre mille giustificazioni plausibili, ma la verità “nuda e cruda” è che i nostri ragazzi non “toccano più palla” al di là delle Alpi e non si vengano a rievocare i bei tempi andati, perché allora i pugili nostrani prendevano spesso la valigia, ma per andare a ricoprire quasi sempre il ruolo di protagonisti e non di comprimari. Se qualcuno non ne fosse convinto, si vada a vedere i record di nostri famosi "giramondo", quali Spoldi, Venturi, Minelli, Scortichini, Pravisani, Mitri, Visintin, ecc., e si renderà conto di ciò che si vuol dire.
Il nostro ottimo collaboratore Michele Pizzo, lo scorso 6 Gennaio, ha pubblicato in Boxeringweb un “dossier” sui risultati conseguiti dai professionisti verdi-bianco-rossi in un articolo letto da una “marea” di visitatori e dal titolo “2009-Annus Horribilis del professionismo italiano”, il peggiore degli ultimi 50 anni per la boxe a torso nudo tricolore, in cui non le chiacchiere a vuoto, ma i nomi, le date e i risultati dimostrano che la situazione sta precipitando e, in queste ultime settimane, si è ulteriormente deteriorata. Del resto, proprio il filo diretto tra dilettantismo e professionismo da noi si è come spezzato. E’ una contraddizione apparente, considerando che da anni le palestre non erano così piene di ragazzi, anche per il progressivo tramonto di varie discipline concorrenti e il superamento di ingiustificati pregiudizi culturali e sociali…Ma la mancanza di attività, come tante volte abbiamo sottolineato, spinge i manager a non ingaggiare addirittura gli aspiranti neo-pro e comunque, tra questi, non compaiono mai i nomi di quelli potenzialmente più promettenti, famosi e bravi… Allora, senza i nostri migliori nazionali, di cosa potrà mai nutrirsi l’immagine della boxe professionistica italiana? Come potranno i manager e le sigle organizzative rilanciarne l’interesse e l’indotto economico, se soltanto i giovani di secondo e terzo livello compiono il salto fatidico? Il solito cane che si morde la coda. Peccato… Eppure dilettantismo e professionismo sono gemelli siamesi e ritenerli “alieni” l’uno all’altro o persino in conflitto, è folle. Se oggi a subire le più pesanti conseguenze di tale fasulla dicotomia è il pugilato a torso nudo, cosa accadrà, al massimo dopo le Olimpiadi di Londra 2012, quando i “senatori” della Nazionale azzurra, giunti addirittura alla terza esperienza a Cinque Cerchi, dovranno giocoforza prendere altre strade? Non è che ci troveremo con il sedere definitivamente per terra in entrambi i settori?
Quando i pugili di casa vanno all’estero e perdono, ciò significa tre cose:
1°) In Italia non si hanno più garanzie di un’attività regolare, né di quel minimo di introiti che giustifichino tanti sacrifici personali e famigliari. 2) Se subiscono frequenti sconfitte incontestabili, è chiaro che esistono ragioni tecniche sulle quali bisognerebbe riflettere. 3) La frequenza con cui devono sottostare ad ingiustizie, evidenzia comunque la mancanza di “peso” del professionismo italiano e della conseguente scarsa attenzione dei giudici stranieri verso i nostri portacolori.
(Tiberio Mitri. Per lui decine di combattimenti all'estero come protagonista)
Poi, chiaramente, si può dire tutto e il contrario di tutto, come quel personaggio dei Promessi Sposi, Don Ferrante, che non credeva nell’esistenza della peste e se ne andò beatamente all’altro mondo, nella certezza che l'epidemia fosse un'invenzione e attribuendone la colpa agli astri!
Il professionismo si alimenta del dilettantismo e da sempre, in ogni angolo del mondo, i migliori atleti in canottiera diventano “prize-fighter”, con l’eccezione di Cuba e di pochi altri Paesi, per scelte di tipo politico. Ma anche il dilettantismo si alimenta del professionismo, dal momento che l’immagine “portante” della boxe presso il grande pubblico e i mass-media sono da sempre i campioni a torso nudo, quelli che accendono la fantasia e le aspirazioni dei giovani, stimolandone l’ingresso nelle palestre. Quando tale settore entra in crisi, sia dal punto di vista finanziario che della popolarità, è tutto il “movimento” a subirne le conseguenze!
Perché mai Roberto Cammarelle e Domenico Valentino per primi, poi Clemente Russo e Vincenzo Picardi, dovrebbero mettere la canottiera nel baule, quando da dilettanti guadagnano assai di più che da professionisti e con rischi e fatiche nettamente inferiori? Stipendio della Polizia di Stato, stipendio della Fpi, premi di piazzamento nei vari tornei, contributi del CONI quali probabili olimpici…Un gruzzolo dai molti zeri che finisce nelle tasche di questi nostri atleti, a cui potrebbe sommarsi, in vista delle tanto discusse World Series dell’Aiba, ulteriori prebende per alcuni. Una partita quasi persa in partenza.
Sul campo “monetario”, Dilettantismo batte Professionismo 3 a 0!
Non è che i professionisti italiani correrano il rischio (già un po’ oggi, ma certamente di più domani), di diventare come gli attuali rumeni, ungheresi e bulgari, ecc, condannati a fungere da vittime sacrificali e da trampolino di lancio per i pugili dei paesi più ricchi?
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