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Un Alexander davvero grande abbatte Urango. IL VIDEO

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Il mancino statunitense aggiunge la cintura IBF dei Superleggeri a quella WBC.
alexanderdevonUrangoAP


Questa notte al Mohegan Sun Casino di Uncasville Devon “The Great” Alexander (20-0) si è meritato il suo soprannome per il modo con il quale si è sbarazzato del temibile Juan “Iron Twin” Urango (22-3-1), piegato per KOT al 8° round.

Il ventitreenne americano, alla prima difesa della corona WBC dei superleggeri, si è cinto la vita anche della cintura IBF di categoria, che il colombiano possedeva per la seconda volta in carriera.

Se già aveva dimostrato di avere numeri eccezionali, in particolare con la conquista del suo primo titolo planetario, avvenuta in agosto grazie a una prestazione maiuscola al cospetto dell’osannato Junior Witter, questa volta ha tolto ogni dubbio sul fatto che appartenga davvero all’elite dei migliori.

Nello scontro fra mancini, Alexander si è tolto lo sfizio di essere il primo a mettere fuori combattimento un picchiatore arcigno come Urango, capace di resistere e qualche volta far patire le pene dell’inferno a gente come Ricky Hatton, Andre Berto e Randall Bailey.

Il neo-campione riunificato si è sempre dimostrato il più rapido fra le sedici corde, boxando con intelligenza e precisione, senza mai scomporsi, nemmeno quando il pressing del rivale si è fatto asfissiante.

Sempre mobile e attento, ha preferito gestire l’incontro dalla distanza, tenendo a bada l’incalzante avversario in particolare con un ottimo jab.

Lo sconfitto si è sempre evidenziato con la sua pericolosità, che ha avuto però il difetto di passare quasi esclusivamente per il gancio destro.

Al di là di alternare il bersaglio grosso con il viso, l’unico fendente dal quale “The Great” si doveva guardare era unicamente quello.

Un suo secondo ha poi dichiarato che ciò era dovuto a un infortunio al gomito sinistro.

Il suo incedere muscolare e macchinoso si è rivelato in ogni caso troppo monocorde e prevedibile per impensierire realmente un elemento scaltro come il tecnico di Saint Louis.

Questi andava costruendo il successo senza correre rischi, accumulando punti con il passare delle riprese e probabilmente avrebbe retto bene anche il ritorno sul finale di chi gli stava di fronte.

La chiave di volta del match è stato il montante sinistro di Alexander, che aveva nel mirino il volto di “Iron Twin”.

Un assaggio lo si è avuto alla seconda ripresa, quando l’uppercut ha provocato un’immediata e copiosa epistassi al colombiano.

Questi ha avuto il merito di non scomporsi mai, continuando ad avanzare e anzi accelerando a partire dalla quarta tornata.

La gran parte delle sue combinazioni sono andate a vuoto, perché troppo caricate e lente, ma il forcing ha comunque costretto l’americano a non avventurarsi in iniziative di un certo spessore.

Ottima la padronanza del ring da parte di Alexander, che ha poi estratto dal cilindro un capolavoro all’inizio del 8° round.

Durante uno scambio, ha esploso un fulmineo e millimetrico montante destro che, con effetto leggermente ritardato, ha fatto crollare Urango sulla stuoia.

Questi è faticosamente tornato in piedi, ma le sue gambe molli l’hanno nuovamente condotto al tappeto di lì a pochi secondi.

Complice dell’atterramento è stato ancora un uppercut destro, ma le resistenze dell’ormai ex-detentore erano già state sgretolate in precedenza.

Nonostante “Iron Twin” fosse tornato in posizione eretta, l’arbitro Benji Esteves ha saggiamente decretato il fuori combattimento a un minuto e 12 secondi dall’inizio dell’assalto.

Al momento dell’interruzione due giudici avevano in vantaggio Alexander, con Steven Weisfeld che optava per un 68-65 e Omar Mintun che aveva stilato un 67-66.

Di parere diverso Don Trella, che aveva preferito l’aggressività di Urango (67-66).

Le statistiche di CompuBox hanno fatto registrare 530 colpi portati dal vincitore, contro i 375 dello sconfitto.

Nelle dichiarazioni dell’immediato dopo-match, l’iridato ha confessato: “Kevin (Cunningham, il suo trainer Ndr) mi ha detto che sarebbe stato il colpo magico”, sottolineando anche che ci hanno lavorato per tutta la preparazione.

In merito all’avversario, ha dichiarato: “Non ha fatto nulla che non ci aspettassimo. Sapevamo che sarebbe avanzato e avrebbe portato ganci. I suoi pugni non mi hanno fatto male. Sono rimasto stupefatto, ma il fatto è che la velocità è letale. Kevin mi diceva di rimanere concentrato e di non essere colpito”.

Urango è stato ricco di complimenti per il suo conquistatore: “Sono molto felice e soddisfatto della mia performance. Devon è un grande campione. Ha fatto il suo lavoro e io ho fatto il mio. Ho combattuto bene, ma Devon ha vinto stanotte”.

Un progetto per il futuro Alexander ce l’ha già: “Voglio tornare a Saint Louis e voglio fare il tutto esaurito allo Scottrade Center. Voglio affrontare Zab Judah, Timothy Bradley, Chiunque”.

Per quanto riguarda Bradley, campione WBO di categoria, ha già un impegno fissato per il 5 giugno ma non esiste ancora nome del contendente.

Judah invece era presente a bordo ring ed ha scavalcato le corde dopo la conclusione del combattimento per sfidare pubblicamente Alexander, ricordando come l’ultima volta che è stato a Saint Louis, il 5 febbraio 2005, ha gelato i tifosi locali surclassando il beniamino di casa Cory Spinks.




 

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