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Pugno di metallo:intervista a Phil Anselmo

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Un mito dell'Hard Rock intervistato a Londra da Ezio PrapotnichPHIL_ANSELMO_001

 

 















Esclusiva da Londra
( Copyright foto Ezio Prapotnich)
Nella foto ,Ezio, mostra il tatuaggio di   Phil Anselmo(a dex) sulla spalla.

Ipotizziamo che dentro di te ci sia il potenziale per essere un raggio di luce, ma che tu sia nato in un posto dove fa sempre buio e che per tutta la tua vita tu abbia sentito la mancanza di qualcosa che non avevi gli strumenti per definire. Immaginiamo che un giorno tu abbia sentito un suono, una voce, che sembrava parlarti direttamente ed in grado di esprimere sensazioni che hai sempre avuto ma non riuscivi a spiegare. Assumiamo che quella voce abbia cambiato la tua vita per sempre e ti abbia indirizzato sul cammino che ti ha portato dove sei oggi. Molti anni dopo, quella stessa voce sta discutendo proprio di fronte a te dell’altra grande passione che hai nella vita: il pugilato.

 

Philip Anselmo e’ una vera icona della musica metal. Meglio conosciuto come il cantante di gruppi essenziali come Pantera e Down, Phil e’anche un esperto e appassionato di boxe, nonche’ grande amico e sostenitore del leggendario allenatore Emanuel Steward della Kronk Gym di Detroit. Lo abbiamo incontrato due giorni prima del concerto dei Down all’High Voltage Festival a Victoria Park il 25 luglio.

 

BOXERINGWEB: Come e quando hai sviluppato un interesse nel pugilato?

 

PHIL ANSELMO: Ero un bambino all’epoca. Uno dei primi ricordi pugilistici che ho e’ l’incontro tra Larry Holmes e Gerry Cooney, ma prima ancora c’era un canale chiamato ABC che trasmetteva i primissimi incontri di Marvin Hagler. E’ stato mio padre a influenzarmi e a insegnarmi la postura e le fondamenta.

 

BRW: L’hai mai praticato a livello dilettantesco o amatoriale?

 

PA: L’ho provato la prima volta quando ero a scuola a un centro di aggregazione giovanile che aveva un programma di boxe. Ero iperattivo e pieno di energia rispetto ai miei coetanei. Inoltre, essendo di origini italiane, ero entusiasmato dai film di Rocky. Combattevo contro ragazzi piu anziani e piu’ grossi ma me la cavavo piuttosto bene. All’eta’ di 19 anni, ho cominciato ad allenarmi a Dallas presso la palestra dell’ex-professionista Leon Morris. Alla prima sessione di sparring, come e’ suonata la campana, si e’ messo subito sulle corde. Ho tirato mille pugni e non l’ho preso neanche una volta.

 

BRW: Puoi descrivere il tuo stile e fare un esempio di un pugile famoso che lo rappresenta?

 

PA: Dunque, il mio peso oscilla tra Super Medi e Medio Massimi. Mi definisco a meta’ tra un boxer e un picchiatore. Direi che Roberto Duran e’ un buon esempio, dal punto di vista dell’aggressivita’, e Joe Calzaghe pure, per la sua abilita’ di improvvisare, adattarsi, e per il modo in cui seguiva il jab immediatamente col gancio destro. Non sono mancino come lui, ma riesco a fare l’equivalente col sinistro.

 

BRW: Trovi che ci siano similarita’ tra pugilato e musica metal?

 

PA: Certo. Quando cantavo coi Pantera, per esempio, i concerti erano molto duri dal punto di vista fisico e imprevedibili. Quando suono dal vivo, cerco di stabilire piu’ contatto possible col pubblico. Alla prima canzone cominci a notare una o due persone nella folla, a fine concerto conosci tutti. Coi Pantera, ogni sera sia la folla che io eravamo piu’ arrabbiati di quella prima. Per reggere un ritmo e un’energia simili, devi essere in buona forma fisica e avere cura di te stesso. Specialmente quando salti sul palco dalla  batteria. Lo stesso e’ vero della boxe: se non pratichi il giusto stile di vita, si vede nel ring e puo’ costarti caro.

 

BRW: Puoi dare un esempio di una canzone che hai scritto ispirata direttamente da un particolare incontro o pugile?

 

PA: “Mouth for war”, la prima canzone del secondo album dei Pantera “Vulgar Display of  Power”. L’ho scritta quando avevo 21 o 22 anni ed era ispirata a James Toney, quando era campione dei Medi e Super Medi, prima che cominciasse ad avere problemi col limite di peso. Quella volta era in grado di supportare coi fatti le cose che diceva.

 

BRW: Ancora prima dei Greci e dei Romani, dovunque siano state scoperte traccie di civilizzazione, si sono sempre scoperte anche traccie di una forma di sport da combattimento individuale che si e’ poi evoluto nel pugilato odierno. Ma gia’ 600 anni A.C., nelle Olimpiadi, si registravano casi di incontri truccati. E non scordiamoci che l’introduzione di un regolamento scritto nell’Inghilterra del 1700 e’ nata dall’esigenza di agevolare le scommesse. Pertanto, come e’ vero che la boxe e’ sempre stata una componente della storia umana, possiamo anche dire che corruzione e ingordigia sono sempre stati elementi della boxe. Sei daccordo? Trovi che l’introduzione degli organismi sanzionatori (WBC, WBA, IBF, WBO, etc.etc.) abbia portato qualche miglioramento rispetto agli anni di Frankie Carbo in America, quando la boxe era gestita dalla mafia?

 

PA: Credo che gli incontri truccati siano una tipica espressione della natura umana. L’uomo e’un animale ostile. La civilta’ si e’ sviluppata dal chaos, e le guerre e gli interessi economici sono sempre andati a braccietto. Attraverso la storia, gli uomini hanno girato il mondo alla ricerca di terre da conquistare, soldi, e prestigio. Il pugilato rappresenta la societa’ in scala minore. Riguardo le “sigle” di cui sopra, quante organizzazioni pugilistiche mondiali esistono al momento? 32 o 33? Ognuna segue solo i propri interessi e le proprie regole. Ti sembra giusto che un pugile dopo aver faticato per salire le classifiche e vincere un titolo mondiale, debba dare soldi alla sigla interessata ogni volta che porta la cintura nel ring per difenderla? E questo e’solo un esempio. Non hanno portato nessun miglioramento.

 

BRW: Chi e’ il tuo pugile preferito in assoluto?

 

PA: Impossibile sceglierne uno solo. Nella scena attuale, direi Wladimir Klitschko. E’ intoccabile. Sicuramente uno dei campioni piu’ sottovalutati della storia. Verra’ rivalutato dopo che si sara’ ritirato. Altri nomi che mi vengono in mente: Larry Holmes, Sugar Ray Leonard, Roy Jones Jr, Joe Calzaghe, Rocky Marciano, e Ali.

 

BRW: Il tuo incontro preferito di tutti i tempi?

 

PA: Anche qui e’ impossibile sceglierne uno solo. Per l’azione, direi Nigel Benn contro Gerald McLellan e sempre Benn contro Michael Watson.

 

BRW: I primi 3 nomi nella tua personale classifica dei pugili attivi al momento in qualsiasi categoria di peso?

 

PA: Floyd Mayweather Jr, Manny Pacquiao, and Wladimir Klitschko. Nonito Donaire al quarto posto.  Pugili come Vasquez e Rafael Marquez, che scendono dal ring in una maschera di sangue, col volto tumefatto, sono sopravvalutati in mia opinione.

 

BRW: E’ risaputo che non sei un fan di Mayweather. Hai forse cambiato idea dopo l’incontro con Mosley?

 

PA: No, l’ho sempre considerato un buon pugile. La sua arma migliore e’ il destro, che scaglia con la stessa naturalezza con cui un uomo qualunque si gratta la testa. Prima fa’ una finta, e si sa che sta per seguire col destro ma e’ talmente veloce che non si puo’ evitarlo. Al di la’ di questo, di solito i migliori sono quelli che sfidano chi e’ considerato meglio di loro.Floyd sceglie sempre la via facile, selezionando esclusivamente avversari piu’ piccolo o piu’ vecchi. Mosley era semplicemente troppo anziano. E poi, talento a parte, e’ una persona sgradevole e si fa odiare per le cose che dice

 

Al contrario, Phil Anselmo dal vivo e’ una persona gradevole e molto intelligente che speriamo di rivedere presto. Magari  bordo ring.

 




 

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