Il giovane statunitense deve confermarsi.
St Louis non è una città che i turisti abitualmente visitano anche se avranno visto da qualche parte il suo magnifico arco, a meno che non decidano di percorrere la mitica route 66, la strada dell'avventura e della speranza che parte da Chicago per finire a Los Angeles anche se ora è stata in gran parte sostituita dalle moderne highway. Si trova nello stato del Missouri, sull'omonimo grande fiume, al confine orientale con l'Illinois. Come in diverse metropoli americane anche Saint Louis ha delle zone off limits, zone dove un turista, ma anche un cittadino che non voglia correre seri rischi, non dovrebbe mai trovarsi.
Da una di queste zone proviene Devon Alexander (20-0, 13 K.O.), campione di sigla IBF e WBC dei superleggeri e n° 2 delle classifiche di The Ring in questa categoria, e lui è l'unico di un folto gruppo di ragazzini che frequentavano una palestra di boxe a non essere in carcere o sotto due metri di terra. Alexander, 23 anni, per la verità non era abituato ad avere guai con la giustizia ma crescendo in un ambiente simile è facile prendere una strada sbagliata. Lui non l'ha fatto. Da dilettante ha fatto molto bene mancando per un soffio, ma aveva solo 17 anni, la selezione per le Olimpiadi di Atene del 2004, da professionista ha cominciato a combattere nel sottoclou delle riunioni in cui era impegnato Cory Spinks, la gloria locale.
Gli ultimi due incontri hanno fatto vedere quali potrebbero essere le potenzialità di Alexander, non tanto nella conquista del vacante titolo WBC contro un Junior Witter ormai al tramonto ma soprattutto nel battere prima del limite un combattente come Juan Urango che non aveva mai perso in questo modo e che gli ha passato il titolo IBF. Allenato dall'ottimo Kevin Cunningham, Alexader è la nuova speranza del declinante impero di Don King, il quale naturalmente ricorre alle più magniloquenti iperboli per la sua nuova stella ma altrettanto naturalmente è necessario farci la tara anche se le qualità tecniche di questo ragazzo sembrano davvero eccellenti.
Questa sera però proprio a Saint Louis Alexander deve confermare tutto quanto di buono si dice di lui. Invitato alla festa per la sua consacrazione è lo sfidante Andriy Kotelnik (31-3-1, 13 K.O.), ucraino 32enne residente in Germania che è già stato campione di sigla WBA prima di cedere lo scettro ad Amir Khan. Il compito di Kotelnik sarebbe, secondo gli auspici americani, quello di "disturbare" il meno possibile e far fare una grande figura al nuovo idolo di casa. Kotelnik ha naturalmente dichiarato che ha in serbo per Alexander una grande sorpresa, ma queste sono le solite dichiarazioni altrimenti i giornali non sanno cosa scrivere. In realtà Kotelnik è un buon pugile, alto praticamente come Alexander. Lo statunitense sta messo meglio anche come pesantezza delle mani, ma l'ucraino è un buon incassatore che anche quando è stato dominato da Amir Khan non ha ceduto e ha battuto, sia pure combattendo in casa propria, un picchiatore come l'argentino Maidana che è la mina vagante di questa categoria, l'uomo di cui tutti parlano ma che nessuno ha una gran voglia di affrontare.
Tutto sommato però il pronostico è decisamente dalla parte di Alexander che è stato incoronato come suo successore da Cory Spinks in conferenza stampa, anche se pure Spinks combatte nella riunione. I ruoli però ormai si sono invertiti e Spinks ne è ben consapevole. Ecco, se c'è una cosa che nasconde qualche pericolo è proprio questo clima da incoronazione, non tutti i pugili si esprimono al meglio di fronte al pubblico di casa quando la posta è alta. Ma Alexander finora a tutto ciò è rimasto impermeabile. Se sarà così anche domani il futuro per lui potrebbe davvero essere radioso e pieno di soddisfazioni.
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