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Wladimir Klitschko e Samuel Peter si ritrovano per chiudere un conto aperto.

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Le corone IBF e WBO dei massimi messe in palio dall’ucraino
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Un lustro fa, in una notte di fine settembre la Boardwalk Hall di Atlantic City fece da scenario ad uno scontro fra un colosso dal buon passato in cerca di ritrovare la via verso l’iride ed un giovane emergente dalle mani pesantissime che in molti vedevano presto sulla vetta.


Il primo, Wladimir “Dr Steelhammer” Klitschko (54-3), era a uno dei punti più bassi della sua carriera, dovendo ritrovare credibilità e soprattutto fiducia, dopo che negli ultimi tre match aveva incassato un’inaspettata sconfitta prima del limite e ne aveva rischiata un’altra ancor più imprevedibile.

Il secondo, Samuel “The Nigerian Nightmare” Peter (34-3), era un imbattuto venticinquenne che aveva spazzato via 21 dei suoi 24 rivali prima del limite, la maggior parte dei quali entro i 5 round, ed era quindi un affamato prospect al primo vero test importante del suo cammino a torso nudo.


La spuntò Klitschko con una decisione unanime che vide i giudici assegnare tutto un identico cartellino di 114-111.


Il mero verdetto non rende l’idea di ciò che avvenne fra le sedici corde.

L’ucraino, alla prima uscita con all’angolo il leggendario Emanuel Steward, dominò praticamente la maggior parte dell’incontro, ma incappò anche in tre atterramenti, due dei quali nella quinta ripresa ed uno alla decima.

L’oro olimpico ad Atlanta 1996 conquistò il successo accumulando punti a suon di jab e facendo amplissimo ricorso alle trattenute, una tattica che si rivelò utile al suo scopo e gli permise di superare dei bruttissimi momenti, in particolare al 10° tempo.


Proprio il precedente ha reso in qualche modo accettabile la rivincita che andrà in scena questa notte alla Commerz-Bank Arena di Francoforte e che vede in palio le cinture IBF e WBO (nonché la meno prestigiosa IBO) detenute da “Dr Steelhammer”.

Il confronto è stato reso possibile dalla defezione dello sfidante ufficiale Alexander Povetkin, che ha misteriosamente cambiato programmi, abbassando il tiro.

Nei cinque anni che sono intercorsi fra il primo capitolo ed oggi, la situazione di entrambi i protagonisti è decisamente cambiata.

Klitschko si è ritagliato la piazza quale miglior gigante in circolazione, in coabitazione con il fratello maggiore Vitali, collezionando nove vittorie su altrettante uscite, ben otto delle quali colte prima del limite.

Lungo il tragitto ha fatto sue le corone WBO e IBF, che ha difeso rispettivamente otto e quattro volte, spazzando via ogni genere di opposizione lo scenario dei colossi potesse prospettargli.

Ciononostante gli manca ancora la definitiva consacrazione, a causa della scarsa spettacolarità che condisce le sue imprese, ottenute per lo più a suon di prudenti ma potentissimi jab, che alla lunga demoliscono chi gli si trova di fronte.

Quest’attitudine cauta è invisa agli appassionati, soprattutto a quelli dei pesi massimi, e in molti gli appuntano di non concedere molto ai tantissimi spettatori che popolano le serate delle sue esibizioni.

Inoltre, una condotta simile lascia spazio a quanti credono che dietro al fuoco di sbarramento persistano ancora i suoi notori talloni d’Achille, che parlano di una mascella di cristallo e di una scarsa tenuta della fatica.

Destino molto meno glorioso, quello che ha accompagnato le avventura di Peter dentro al quadrato.

In cinque stagioni il nigeriano di stanza a Las Vegas ha mancato spesso di convincere, mostrando solo in qualche occasione la terrificante potenza che gli aveva favorito la scalata.

Dopo una manciata di prestazioni a dir poco opache, l’olimpionico a Sidney 2000, ha conquistato la sua fetta di mondiale con la porzione WBC, ma l’ha subito persa cedendo in maniera imbarazzante al cospetto dell’altro Klitschko, Vitali, che l’l’ costretto all’abbandono.

In quello che doveva essere il match del riscatto, si è presentato appesantito e fuori forma contro il mediocre Eddie Chambers, incassando la seconda sconfitta consecutiva che sembrava precludergli per sempre la carriera ad alti livelli.

Così non è stato, grazie al passaggio alle cure del promoter Bob Arum, che ha creduto in lui e l’ha affidato alle cure del trainer Abel Sanchez, rivitalizzandone la carriera in poco più di un anno.

In questo lasso di tempo ha confezionato un poker di affermazioni prima del limite, nelle quali, pur contro rivali limitati, ha dimostrato di avere ancora qualche carta da giocare.

Così, a nove anni esatti dalla tragedia delle Twin Tower e a 44 anni ed un giorno dal match nel quale Muhammad Alì sconfisse Karl Mildenberger proprio a Francoforte, i due colossi si ritrovano per mettere definitivamente in archivio la loro rivalità.

Gli scommettitori e gli addetti ai lavori hanno come grandissimo favorito Klitschko, in virtù di un divario tecnico piuttosto marcato e di una evidente superiorità fisica.

I più dicono che se il trentaquattrenne ucraino non si farà sorprendere, la faccenda questa volta non andrà nemmeno ai cartellini.

A sostegno di tale tesi c’è anche il fatto che nelle precedenti due rivincite sostenute in carriera, contro Chris Byrd e Lamon Brewster, Wladimir ha dimostrato di saper imparare dai propri errori e di esibirsi in maniera migliore.

Inoltre, nel corso degli anni, soprattutto per merito di Steward, che ne gestisce le preparazioni e i combattimenti dall’angolo, è migliorato a livello difensivo, ponendo l’accento sull’utilizzo di quello che già era il suo cavallo di battaglia: il jab.

La sua fiducia nei propri mezzi è sicuramente più elevata rispetto a uno dei momenti più neri del suo cammino professionistico.

L’ipotesi più accreditata è che con il passare delle riprese, l’accumularsi dei colpi produca danni nel fisico e nel morale del challenger, come già fece il medesimo lavoro messo in opera dal maggiore dei fratelli Klitschko.

Esiste sempre un rischio, oltre al classico “Punchers chance”, che si accorda normalmente ai colpitori, ed è quello della non controllata voglia di dimostrare qualcosa da parte del campione planetario.

Le critiche piovono spesso a fiumi sulle sue prove per via delle troppa prudenza ed il suo scrollarsi le spalle sembra più che altro la voglia di piacere di un personaggio pubblico che stenta a vivere lontano dai riflettori.

Quest’ansia di riconoscimento potrebbe portarlo a strafare e ad incappare in qualche pericolosa sventola del rivale, il cui vetriolo ancora fa paura.

Lo stesso trainer Steward ha pubblicamente dichiarato che il suo pupillo non farà come nell’ultima uscita contro Chambers, quando solo le sue esortazioni tardive, convinsero il suo pupillo a chiudere il match a cinque secondi dalla fine dell’ultimo round.

Sicuramente non esiste il rischio che “Dr Steelhammer” abbia sottovalutato l’impegno nella preparazione, vista la maniacale cura con la quale sostiene i suoi allenamenti.

Per quanto riguarda Peter, la sua caratteristica principale è la poderosa forza che sa mettere nei suoi fendenti.

Questi però sono spesso scoordinati e larghi, poco sorretti da gambe prive di particolare equilibrio.

Non particolarmente veloce nell’esecuzione e soprattutto prevedibile nel costruire l’azione, sta mostrando comunque qualche segno di miglioramento dal punto di vista tecnico.

Il suo diretto sinistro è implementato per frequenza e qualità e un poco di ordine sta facendo capolino nella sua boxe macchinosa.

Un pericolo per lui è rappresentato dalla sua naturale tendenza a tenere le mani basse, che aumenta quando lo sconforto di non trovare il bersaglio si fa vivo.

Poco abile nell’evitare i colpi per linee interne, attua di solito una moderata offensiva che lo porta ad attaccare con continuità solo quando chi ha di fronte è in difficoltà.

Questo fa il gioco di Klitschko, abile nel gestire i match dalla distanza, improntandoli al proprio ritmo.

Probabilmente anche il suo incassaggio si è nel corso degli anni assottigliato.

Essendo il combattimento in Germania, praticamente seconda casa dell’ucraino, è facile aspettarsi che i frequenti colpi che l‘”Incubo nigeriano” porta alla nuca non siano tollerati dall’arbitro.

Peter, però, non crtede a nessun pronostico e parla già della sfida che intende muovere al re WBA David Haye.

“A dire il vero, mi sento già il campione”, ha dichiarato nei giorni che hanno preceduto il match.

In fondo, tra le sedici corde pugni potenti e coraggio, possono confezionare qualche sorpresa.

Il match sarà trasmesso da

 

Dahlia a partire dalle 21,15.




 

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